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Data Pubblicazione: 31/10/18
Pubblicato in: Economia
Scritto da: Davide Colombo
Pubblicato su: IL SOLE 24 ORE

ROMA – Dopo la stagnazione l’arretramento. Nei mesi estivi il valore aggiunto dell’industria è diminuito e solo la tenuta dei servizi e del comparto agricolo non hanno portato le stime sul Pil in territorio negativo. Mentre dal lato della domanda i contributi sono nulli sia per la componente nazionale, al lordo delle scorte, sia per quella estera. Risultato: crescita zero tra luglio e settembre. Uno stop che arriva dopo tre anni e mezzo di debole ma continua espansione e che ci riporta alla variazione registrata nel quarto trimestre 2014. La stima flash Istat, la terza prodotta a 3o giorni e non più a 45 dalla fine del trimestre, riduce il tendenziale di ben quattro decimali (dal +1,2% al +0,8%) e ferma ora la variazione acquisita all’1%. A fine mese, quando saranno noti idati sulle componenti del prodotto interno, si saprà se ci saranno eventuali correzioni. Ma siamo nell’ordine di un decimale. La frenata è progressiva: i valori concatenati perdono un decimale dal terzo trimestre 2017. E il clima di fiducia non promette niente di buono per l’ultimi trimestre dell’anno. Sempre ieri Istat ha infatti segnalato una variazione negativa, la terza consecutiva, in tutti i settori industriali,ora l’indice del clima di fiducia delle imprese è ai minimi da due anni (passa da 103,6 a 102,6). Mentre la fiducia dei consumatori indica un aumento solo per il clima futuro (da 120,3 a 121,5), al contrario quello corrente e l’indice di fiducia personale tornano a diminuire. Alla luce della stima di ieri gli economistidiUnicredit e Intesa Sanpaolo prevedono una crescita non superiore all’1% a fine anno e confermano i rischi al ribasso sul 2019. Esattamente come fanno i principali previsori indipendenti. Secondo Fedele De Novellis (Ref.) «dal dato Istat di oggi e alla luce degli indicatori anticipatori è difficile che il quarto trimestre vada meglio. Si può desumere un trascinamento modestissimo sul 2019, sarà difficile fare anche l’l%». Sulla stessa linea Lorenzo Codogno (LcMacro): «Il Governo sarà fortunato se raggiungerà lo 0,9% nel 2019». E Andrea Montanino, capo economista di Confindustria, secondo il quale nel 2019 il Pil crescerà «ben *** al di sotto dell’1%», un dato molto lontano dall’1,5% previsto dal Governo nella NaDef. Il flash Istat non ha sorpreso Montanino: «È in atto un rallentamento dell’economia europea, lo diciamo da mesi, che si ripercuote sull’economia nazionale. II tema vero – ha spiegato- è cosa succede il prossimo anno, l’effetto trascinamento sul 2019 peggiora e la manovra non avrà effetti espansivi rilevanti». L’ultima previsione del Centro studi di Confindustria indicava una crescita dello 0,9% il prossimo anno. Ma a questo punto i rischi di un ribasso aumentano. «La stagnazione nel terzo trimestre impone una riflessione – sottolinea Lucio Poma, responsabile scientifico industria e innovazione di Nomisma -. I dati degli ultimi due trimestri ci consegnano la rappresentazione di un paese che fatica a crescere in maniera stabile e decisa Complici le incertezze del mercato globale e l’assenza di una politica industriale che abbia compiuto scelte precise per l’indirizzo economico del paese». Nella nota sulla congiuntura pubblicata la scorsa settimana l’Ufficio parlamentare di Bilancio ha messo in fila tutte le fragilità dell’economia italiana mentre sta per chiudersi il nono anno consecutivo di espansione dell’economia globale. L’indice di diffusione Upb, che misura l’estensione della ripresa tra i vari settori manifatturieri, continua a scendere e si colloca ora al di sotto della soglia del 50 per cento. n governo ha reagito con fermezza ai dati Istat: «Lo avevamo previsto, proprio per questo faremo una manovra espansiva» ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a margine del Tech Summit di New Delhi. «Dal punto di vista internazionale – ha detto Luigi Di Maio- c’è stata una serie di fattori che incidono sulla congiuntura economica generale. Ma vedrete che con la “manovra del popolo” non solo il Pil ma la felicitàdei cittadini si riprenderà». Di Miao ha poi attaccato ilPd: «Il risultato del 2018 dipende dalla manovra approvata a dicembre 2017, che è targata Partito democratico». Ma l’ex ministro Pier Carlo Padoan ha rinviato l’accusa al mittente: «È il governo gialloverde che si sta facendo male da solo e purtroppo fa male anche al Paese». Infine Matteo Salvini, su Facebook nel corso della sua visita in Qatar: «Se il Pil rallenta perché quelli di prima obbedivano a Bruxelles, è motivo in più per tirare avanti».

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