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Data Pubblicazione: 05/12/18
Pubblicato in: Economia
Scritto da: Antonio Troise
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

ROMA – NO A MANOVRE recessive. Sì a quota cento e reddito di cittadinanza. Parole di Giovanni Tria. C’è stato qualche momento di tensione, ieri alla Camera dove era atteso l’intervento del ministro dell’Economia. Una «comunicazione», un monologo senza domande. L’opposizione ha rumoreggiato, tanto che Tria a un certo punto si è detto pronto ad andarsene. Lo scontro è rientrato ma, non appena il ministro ha concluso, gli esponenti di Pd, Fi, Fdi e Leu hanno abbandonato la commissione: «È una mortificazione del parlamento, non ha senso proseguire». Il ministro ha potuto annunciare un dialogo sempre più «costruttivo» con Bruxelles, anche attraverso delle «misure aggiuntive». Non ultime, quelle sulle pensioni d’oro e la cessione di immobili per 1,8 miliardi a Cdp. Tria fa capire che le misure-chiave resteranno nella manovra ma con importanti rimodulazioni della spesa. «Sono i partiti a dover decidere», spiega. E a dover trovare i 7 miliardi che Bruxelles chiede per fermare la procedura di infrazione. Lo ha ribadito in serata a Porta a Porta anche il vicepremier Di Maio: «Il nostro obiettivo è restare nella Ue e nell’euro. Se non cambia la platea delle misure, il punto di arrivo non sono i numeri del deficit ma le persone». Nel frattempo, la manovra continua il suo percorso alla Camera: fra domani e venerdì il governo dovrebbe presentare un maxi-emendamento su cui far votare la fiducia. Un passaggio essenziale per arrivare al Senato con una proposta definitiva su quota 100 e reddito di cittadinanza. L’Ue chiede di ridurre il rapporto deficit-pil di almeno lo 0,4%, portandolo al 2%. O addirittura all’1,9%, se nella manovra non ci sarà spazio per le misure destinate a crescita e sviluppo. Proprio quelle che chiede Confindustria, che anche ieri ha tuonato: «C’è un potenziale rischio di recessione». «Il mio è un silenzio operoso», spiega il premier Conte, senza sbilanciarsi. Il «sentiero è stretto», insiste Tria, riprendendo una metafora usata dal predecessore Padoan.
LA STRADA più naturale sarebbe far slittare le due misure a giugno. Ma Salvini e Di Maio non ne vogliono sapere. Il sottosegretario leghista Bitonci ha fatto balenare lo scenario di un mancato accordo e i mercati sono andati in fibrillazione: Piazza Affari a -1,25% e spread attorno a 290 punti. Per quota cento, i tecnici del ministero avrebbero individuato i paletti (a cominciare dallo slittamento a settembre della finestra di pensionamento per i dipendenti pubblici) che dovrebbero ridurre la dote da 6 a 4 miliardi. Per risparmiare 3 miliardi su reddito e pensioni di cittadinanza si può solo ridimensionare la platea. A Bruxelles si continua a confidare nell’intesa. Ma i commissari si aspettano decisioni concrete entro il 17 dicembre, quando l’esecutivo comunitario dovrà decidere l’avvio o l’archiviazione della procedura. Entro quella data – o forse già al Consiglio europeo del 12 – il governo dovrà presentare un nuovo documento di bilancio. Senza un accordo, la decisione finale sulla procedura toccherà all’Ecofin del 22 gennaio.

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