Seleziona una pagina
Data Pubblicazione: 23/05/19
Pubblicato in: Giustizia, Illegalità
Scritto da: Laura Natoli
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

CI SONO due indagati nell’inchiesta della procura che ha portato al sequestro preventivo di ben ottanta cassonetti per la raccolta degli indumenti riciclati. L’inchiesta è scattata dopo una serie di accertamenti, eseguiti sul territorio, sulla raccolta degli abiti gettati nei cassonetti gialli di cui, fino alla fine dell’anno scorso, beneficiava la Caritas. Si parla di indumenti che non sono destinati ai più bisognosi – come qualcuno si immagina – ma che vengono raccolti da ditte specializzate. Le aziende li selezionano e li igienizzano per poi immetterli sul mercato dell’usato. Un business enorme su cui, negli anni, sono nate diverse inchieste. Sotto accusa è finito proprio il trattamento a cui vengono sottoposti i capi di abbigliamento che, spesso, non viene eseguito come impone la legge abbattendo in questo modo i costi. La procura – il fascicolo è affidato al pm Massimo Petrocchi – ipotizza il reato di smaltimento illecito di rifiuti (gli indumenti finché non vengono igienizzati sono catalogati come rifiuti) in quanto, secondo l’accusa, la ditta che si occupa della raccolta degli abiti, la Euro Recuperi di Bagnoregio in provincia di Viterbo, non avrebbe seguito tutte le procedure previste dalla normativa prima di spedire i capi di abbigliamento nell’Est Europa per essere rivenduti. La Euro Recuperi aveva una convenzione con Alia e Caritas scaduta, però, nel 2018. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, la ditta di selezione e smaltimento dei capi di abbigliamento, versava a Caritas 40mila euro l’anno per la gestione dei cassonetti. Soldi che l’associazione usava per scopi benefici. Adesso i cassonetti sono stati sequestrati dopo un blitz scattato all’alba di martedì quando polizia provinciale e polizia municipale della Val Bisenzio hanno imposto i sigilli a un’ottantina di cassonetti gialli sparsi per tutta la provincia. Il sequestro preventivo è stato disposto dal gip per evitare che «il reato venga commesso ancora», hanno spiegato dalla procura. Nel registro degli indagati sono finiti i responsabili del ritiro dei capi. Nessun addebito, invece, viene mosso nei confronti di Caritas e Alia che non potevano essere a conoscenza di che fine facessero i vestiti quando venivano prelevati dai cassonetti. L’inchiesta sta viaggiando a ritmo spedito per poter dissequestrare quanto prima i cassonetti e far irpartire il servizio di raccolta indumenti.

Print Friendly, PDF & Email


TORNA ALLA RASSEGNA STAMPA

Print Friendly, PDF & Email