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Data Pubblicazione: 14/10/19
Pubblicato in: Edilizia
Scritto da: Antonella Baccaro
Pubblicato su: L'ECONOMIA DEL CORRIERE DELLA SERA

Numero di gare raddoppiato. Tasso d’impugnazione dei bandi quasi dimezzato. Sono questi alcuni degli effetti positivi prodotti dal Codice degli appalti varato dal governo Renzi nel 2016 e poi parzialmente modificato da quello Gentiloni nel 2017. Conclusioni in controtendenza rispetto alle critiche generalizzate riportate dal corpo normativo firmato dall’allora ministro Graziano Delrio. Deduzioni che emergono da un’analisi, ancora inedita, realizzata dal Consiglio di Stato in collaborazione con gli uffici statistici dell’Anac, l’Autorità anticorruzione, sul contenzioso in materia di appalti negli anni 2017-18. Non è ancora noto cosa farà l’attuale governo di questa materia che l’esecutivo precedente ha parzialmente modificato con lo Sblocca-Cantieri. Intanto però l’analisi in questione, curata dal consigliere di Stato, Giulio Veltri, aiuta a capire cosa possa aver prodotto il raddoppio delle gare e il dimezzamento della percentuale di contenzioso negli anni 2017-18. E sarà sorprendente scoprire che proprio la norma che più sembrerebbe aver innescato quegli effetti virtuosi è stata cancellata dallo Sblocca-Cantieri…
Bandi a confronto
Nel 2017 e 2018 il numero delle procedure di gara che sono state bandite è cresciuto esponenzialmente, soprattutto nel sottosoglia (vale a dire per quei contratti per i quali l’importo a base di gara per l’affidamento ed esecuzione di lavori, servizi e forniture è al di sotto delle soglie di rilevanza comunitaria). L’analisi attribuisce con certezza questo risultato «principalmente, al consolidarsi della legislazione e del quadro normativo attuativo, nonché di quello giurisprudenziale». In particolare dai dati Anac emerge che nel 2017 sono state bandite 255.151 procedure per un ammontare complessivo posto a base di gara di 188 miliardi e 48o milioni circa. Nell’anno successivo le gare sono state 238.101 per un importo 141 miliardi e 33o milioni circa. Insomma, rispetto al biennio precedente il numero delle gare si è raddoppiato. Sempre l’Anac aveva infatti certificato che nel 2015 erano state bandite 136.645 procedure per 121 miliardi e 977 milioni circa, mentre nel 2016 le gare erano state 120.628 per no miliardi e 327 milioni circa.
La litigiosità
Confrontando i dati della «produzione» amministrativa con quelli del contenzioso giurisdizionale, lo studio ricava la percentuale delle procedure di gara che finisce nelle aule della giustizia amministrativa. Questa percentuale nel 2017 e pari al mentre per il 2018 e dell’1,5%. La diminuzione del tasso di contenzioso è «netta e rilevantissima» se è vero che nel 2015 risultava pari a 2,61% e per l’anno successivo al 2,76%. «In estrema e approssimativa sintesi – sintetizza l’analisi – può dirsi che il tasso di contenzioso in materia di appalti è calato di circa il 50%». Le cause, si legge, «possono dipendere astrattamente da una serie di fattori di contesto: crisi economica, perdita da appeal della giurisdizione, insostenibilità del costo del contenzioso, etc» ma «esiste tuttavia una straordinaria e significativa coincidenza temporale tra la deflazione contenziosa e l’introduzione di un innovativo meccanismo processuale: il rito superaccelerato di cui all’articolo 120 bis, introdotto dal legislatore nel 2016». Di che si tratta? Il Codice Delrio, ferma restando la possibilità degli esclusi di ricorrere contro l’estromissione, aveva imposto ai concorrenti che invece volessero impugnare l’ammissione alla gara altrui, di farlo sin da subito. In questo modo, in sede di impugnazione dell’aggiudicazione finale, erano ammesse solo le censure relative alla meritevolezza dell’offerta economica. Scrive l’estensore dell’analisi: «Non può escludersi che il suddetto onere, da assolvere quando ancora non v’è alcuna certezza per l’impresa in ordine alla futura graduatoria, abbia nei fatti disincentivato il contenzioso, soprattutto per gli appalti di fascia bassa, come visto, cresciuti esponenzialmente nel 2017 e 2018». Quello che l’analisi non dice, ma che è il caso di aggiungere, è che proprio questa norma (insieme a alcune altre) è stata cassata dallo Sblocca-Cantieri. Con quali effetti, lo si potrà verificare tra qualche tempo.
Giudici e burocrazia
Intanto però «il numero, in percentuale, degli appalti banditi che annualmente in sede giudiziaria vengono sospesi sino alla decisione definitiva, si è conseguentemente fortemente contratto», attestandosi sullo 0,396 rispetto allo 0,796 del precedente biennio. Un dato «così basso da potere essere ritenuto assolutamente fisiologico» osserva l’analisi. Ben diverso, si fa notare, è l’effetto della «burocrazia difensiva», cioè di quel «fattore di blocco “indirettamente” connesso, non alle pronunce ma, alla semplice pendenza di un giudizio, non imposto né giustificato da nonne, tanto meno di provenienza comunitaria». Un blocco indiretto che cresce all’elevarsi dell’importo degli appalti. In sostanza, sino a quando il giudizio non si è definitivamente concluso, eventualmente anche in appello, negli appalti di grande importo «molte amministrazioni non procedono alla stipula del contratto temendo di essere esposte ad una possibile responsabilità patrimoniale ed erariale» che in materia d’appalti prescinde dalla colpa. Anche questa una materia su cui il nuovo governo, volendo, potrà applicarsi.

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