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Data Pubblicazione: 19/06/19
Pubblicato in: Confartigianato, Politica
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Pubblicato su: AVVENIRE

Al rientro dal viaggio-lampo negli Usa, dove si è offerto come unico partner italiano affidabile e alfiere di una politica economica “trumpiana”, Matteo Salvini incassa il sì degli artigiani alla flat tax, per ridurre un carico fiscale molto più alto della media europea. E avvenuto all’Assemblea di Confartigianato, che ha riservato invece un secco no al salario minimo e al reddito di cittadinanza (condito anche da qualche fischio) e alle «politiche a pioggia in tema di assistenza». E una presa di posizione netta quella che ha visto il presidente dell’associazione, Giorgio Merletti, illustrare le priorità e le richieste dei suoi rappresentati a una platea di migliaia di piccoli imprenditori e ai due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. «Qui mi sento a casa», ha assicurato Salvini, accolto e applaudito calorosamente. La pressione fiscale «è sempre il nemico numero uno», ha detto nel suo intervento Merletti che ha confermato di essere favorevole alla Flat tax. Nel 2019, ha ricordato il “numero uno” di Confartigianato, il carico fiscale in Italia è arrivato al 42,4% del Pil rispetto al 41,3% dell’eurozona, con un «tax spread» pari a 19 miliardi di tasse pagate in più della media, ovvero un maggior prelievo di 314 euro per abitante. Piena sintonia dunque con il vicepremier leghista che, tra i soliti selfie e applausi, non ha perso occasione per ripetere più e più volte che il taglio delle tasse è la priorità assoluta di tutto il governo. «Prima di pagare un salario minimo devo tagliare le tasse alle imprese, sennò non si paga nessun salario«, ha puntualizzato. Le proposte M5s, del resto, non hanno trovato alcuna sponda. Merletti ha definito l’ipotesi di un salario fisso a 9 euro l’ora «una misura dirigista», che schiaccia i salari e comprime la contrattazione collettiva. Bocciato anche il reddito di cittadinanza: «La vera guerra alla povertà – ha scandito il presidente di Confartigianato – è fare impresa e dare lavoro e dignità. Non concedere reddito e basta». Parole accolte nell’acclamazione della platea che non ha risparmiato nemmeno qualche fischio, nonostante la presenza in prima fila di Di Maio. Che non ha potuto, quindi, fare altro che giocare in difesa, in un discorso più tecnico che politico. Nessun riferimento né al reddito né al salario minimo (che è tornato poi a difendere in un lungo post su Facebook, condito da un «non arretreremo di un centimetro», anche se ieri in commissione Lavoro del Senato il ddl non ha fatto passi avanti), ma solo un allineamento sul fisco: «Non mi interessa che tasse andiamo ad abbassare, ma bisogna abbassarle in maniera sostanziale».

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