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Data Pubblicazione: 10/09/19
Pubblicato in: Immigrazione, Sociale
Scritto da: Laura Natoli
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

CIRCA 450 richiedenti asilo in attesa di una nuova collocazione. E mancano solo venti giorni alla scadenza fissata per il 30 settembre. Il bando per l’appalto dell’accoglienza migranti è già scaduto, ma ieri la prefettura non ha voluto fornire informazioni e sulla questione aleggia il mistero. La situazione è delicata dopo che le associazioni e le cooperative che storicamente si occupavano dell’accoglienza e della gestione dei migranti a Prato e provincia hanno dato forfait in blocco disertando il bando di giugno scorso. I migranti ospitati nelle strutture sul territorio dovranno andarsene entro il 30 settembre, data della scadenza della convenzione anche se la prefettura non ha dato ancora comunicazioni su dove saranno ridistribuite le 450 persone presenti in tutta la provincia. L’appalto non sembra attrarre in quanto il «Decreto sicurezza» ha tagliato le indennità per ogni singolo richiedente asilo. Così le tre cooperative (Alice, Fondazione Santa Rita, Pane e Rose) si sono tirate indietro. Al momento al bando si sono presentiti la cooperativa Eccoci, L’Aurora e la Croce Rossa, mentre una parte del servizio è stata vinta da un’altra associazione di Città di Castello. «Le condizioni sono cambiate e non ce la sentiamo più di portare avanti il servizio in questo modo», ammette il presidente del Santa Rita, Roberto Macrì. «Abbiamo trovato una serie di rigidità che ci hanno costretto a dire di no. Il bando così come è pensato non ci permette di mantenere gli standard minimi per un servizio adeguato di accoglienza. Non è una questione di soldi, chi vuole ha lo stesso margine per fare business». Fra gli elementi che avrebbero convinto i gestori delle strutture di accoglienza a farsi da parte ci sarebbero la riduzione del numero di operatori (uno ogni 80-90 richiedenti asilo), la fine del servizio notturno a mezzanotte, la soppressione dei corsi di italiano per gli stranieri, l’introduzione delle lenzuola usa e getta anziché quelle di stoffa. «Questi sono solo alcuni dei punti che non ci vanno bene – prosegue Macrì – Se qualcuno non cambia le lenzuola con regolarità che venga punito, ma noi abbiamo sempre rispettato i termini. La soppressione dei corsi di italiano è ridicola perché quello è l’unico modo per iniziare un percorso di integrazione. Infine la sicurezza: i nostri operatori sono formati e sanno fare il loro lavoro ma non è possibile lasciare una sola persona per 80-90 migranti». La Fondazione Santa Rita sta gestendo 220 migranti e il 30 settembre scadrà il mandato dopo la proroga del 30 giugno scorso. Le cooperative Alice e Pane e Rose si trovano nella stessa situazione.
«ABBIAMO trovato un accordo con la prefettura e prorogato il contratto precedente ma adesso che cosa succederà?», chiede ancora Macrì. «Non hanno trovato una soluzione in sei mesi e non credo che la troveranno in venti giorni. Anche se ci chiedessero nuovamente una proroga bisognerà che ci sia una trattativa per stabilire una situazione intermedia fra quello che vuole la prefettura e i nostri standard. Abbiamo trovato tanta rigidit» ». Il taglio delle spese per l’accoglienza dei migranti sarebbe stato imposto dal decreto sicurezza ma l’applicazione, poi, spetta alle singole prefettura.

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