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Data Pubblicazione: 28/05/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Giovanni Rossi
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

SENTITI ringraziamenti a Silvio Berlusconi e, per il resto, dibattito serrato e anche un po’ astioso. Il risveglio di Forza Italia dalla notte che ha incoronato Salvini a leader del centrodestra e del Paese è uno strano miscuglio di parole d’ordine e strappi all’etichetta. Il fondatore – «generoso», «eroico», «strategico» – annuncia la convocazione dell’ufficio di presidenza del partito «per analizzare il risultato elettorale e per avviare un percorso di rinnovamento condiviso». Ma anche «una guida collettiva composta da persone di grande livello» perché un successore vero, per ora, non c’è.
IL CONTRIBUTO del Cav all’8,8% azzurro, a dispetto della nuova emorragia, è valutato da tutti come decisivo. Ma il risultato finale resta amaro. E il coordinatore Antonio Tajani è sotto accusa per i flop in Centro Italia e a Nordest, solo parzialmente compensati dai risultati in doppia cifra al Sud. Il primo a salire sulle barricate è il governatore ligure Giovanni Toti, salvinista di complemento: «Ora basta scuse e bugie! Tutti a casa e cambiamo davvero per ripartire. È la seconda tornata elettorale in meno di un anno in cui il centrodestra stravince e Forza Italia perde molto, anzi crolla. Dalle elezioni dello scorso anno chiedo a tutti un’inversione di rotta, un confronto democratico per evitare lo schianto. La colpa ormai è chiara: è di una classe dirigente che ha difeso a oltranza le poltrone, ha occhieggiato alla sinistra per far dispetto ai nostri alleati, ha mentito ai nostri elettori, a se stessa e al leader». «Il risultato? Non certo esaltante – ammette Maurizio Gasparri –. Ma Toti, che di Berlusconi era il consigliere, abbia buon gusto almeno nel dibattito interno». Paolo Romani è categorico: sì «alla ridefinizione del profilo» azzurro, no «a un partito gregario in un centrodestra che, dalle parole di Salvini e Meloni, sembra escludere a priori una Forza Italia rinnovata e riformata».
«IL SUCCESSO personale del presidente Berlusconi non può né deve fare velo alla sconfitta di Forza Italia, che c’è e deve indurre tutto il gruppo dirigente a una profonda autocritica e ai passi conseguenti. Siamo tutti in discussione tranne Berlusconi». Dura Mara Carfagna: «Forza Italia deve fare punto e a capo. Il partito non può più essere gestito da uno staff, ha bisogno di una nuova struttura politica». «Un congresso nazionale di rilancio», è la richiesta di Maria Stella Gelmini. Obiettivo: la «riorganizzazione» del movimento. «Vedo in giro molta ipocrisia, questo è il momento dei nervi saldi. Dobbiamo ripartire dalla nostra identità», suggerisce Andrea Cangini. «La maggioranza degli italiani è di centrodestra perché l’anima di questo Paese è di centrodestra. E gli elettori lo hanno detto ancora», rileva Berlusconi. Che ringrazia lo «staff». Tanto per far capire che detterà ancora tempi e linea: «Cinque anni dopo l’assurda e ingiusta estromissione dal Senato terrò fede all’impegno con gli elettori e mi dedicherò a costruire un’Europa più giusta». Italia permettendo.

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