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Data Pubblicazione: 11/01/19
Pubblicato in: Energia
Scritto da: Jacopo Gilberto
Pubblicato su: IL SOLE 24 ORE

Corrente salata come mai prima per famiglie e imprese. Nell’autunno scorso, cioè nel terzo trimestre 2018, i prezzi dell’energia elettrica per le famiglie italiane hanno raggiunto i massimi del decennio, mentre si registrano aumenti a due cifre (+10%) per le imprese medio piccole. Inoltre i consumi di energia subiscono un rallentamento: +1% rispetto al +3,2% del primo semestre dell’anno. È quanto emerge dall’Analisi trimestrale del sistema energetico dell’Enea che segnala un calo del 5% dell’indice Ispred, l’ottavo peggioramento trimestrale consecutivo. «La causa stavolta è l’incremento dei prezzi finali sulla spinta delle commodity energetiche, con l’impennata del gas naturale (+60%), dei prezzi della borsa elettrica (+33,5%) e del petrolio Brent che a ottobre ha raggiunto gli 85 dollari al barile. Gli effetti dei successivi forti cali del greggio, oggi a 55 dollari, e in misura minore del gas, si manifesteranno solo nei prossimi mesi», sottolinea Francesco Gracceva, l’esperto dell’Enea che ha coordinato l’analisi. All’estero spendono meno Dall’analisi emerge che le aziende italiane pagano prezzi superiori alla media Ue, a eccezione delle imprese di grandi dimensioni: un’impresa medio-piccola con consumi annui di 1,25 milioni di chilowattora spende per l’energia elettrica circa 70mila euro l’anno in più di un concorrente francese di analoghe dimensioni e intorno ai 3omila in più di un britannico odi uno spagnolo. Sul fronte decarbonizzazione, le emissioni di CO2 sono in calo dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2017 e di circa un punto nei primi nove mesi dell’anno.
Perdita tecnologica
C’è però un problema serio: strategico. L’Italia sta perdendo cornpetitività nelle tecnologie low carbon in settori come la mobilità elettrica e le rinnovabili. Nel comparto dei veicoli elettrici e delle batterie agli ioni di litio il saldo negativo con l’estero è pari a 155 milioni di euro nel 2017 e a 165 milioni nel periodo gennaioagosto 2018, mentre per il fotovoltaico ammonta a 137 milioni nel 2017 e a 139 milioni nei primi 8 mesi del 2018. L’Italia si caratterizza invece come esportatore netto nei settori dell’eolico e, soprattutto, del solare termico, anche se il contributo al saldo commerciale non è particolarmente elevato, tenuto conto della minore incidenza sul commercio mondiale complessivo. Su questi temi in questi giorni il ministero dello Sviluppo Economico ha mandato alla Commissione Ue la proposta di Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (con l’improbabile sigla Pniec) previsto dalle regole europee. Il plano per l’energia e II clima Nel dettaglio, il piano è strutturato in cinque linee strategiche: decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato interno dell’energia, ricerca, innovazione e competitività. I principali obiettivi sono: fonti rinnovabili pari al 30% dei consumi elettrici e al 21,6% nei trasporti, una riduzione dei consumi di energia primaria del 43% e delle emissioni di gas a effetto serra del 33%. Caute le associazioni ambientaliste, che vedono poco coraggio soprattutto su geotermia e biometano, mentre le imprese aderenti a di Elettricità Futura parlano di obiettivi «ragionevolmente ambiziosi» e «bene l’utilizzo di superfici agricole a oggi inutilizzate e interventi di revamping e repowering. Necessario rafforzare il ruolo di tutte le fonti e introdurre quanto prima il capacity market».

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