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Data Pubblicazione: 10/01/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Elena G. Polidori
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

UN EMENDAMENTO, quello del costituzionalista Stefano Ceccanti, che «riscrive» le regole del referendum, trova mediazione tra le frenate della Lega e le accelerazioni del M5S in commissione Affari Costituzionali ma, soprattutto, rivoluziona la possibile incidenza politica della consultazione, fino ad oggi raramente efficace.
I GRILLINI, si sa, vorrebbero eliminare del tutto il quorum mentre il Carroccio aveva chiesto comunque di inserire un’asticella per evitare speculazioni nell’uso del referendum. Sembrava l’ennesimo muro contro muro nella maggioranza, poi Ceccanti, con addosso la maglietta del Pd, ha buttato sul tavolo la sua proposta. E il Movimento, per voce della relatrice Fabiana Dadone, ha detto sì. Si prevede, quindi, che una proposta di legge sottoposta alla consultazione, possa essere approvata se i sì saranno superiori ai no e se i voti favorevoli saranno superiori al 25% degli aventi diritto al voto. Se fosse stato già così in passato, temi caldi passati per le urne referendarie come la caccia o le trivelle sarebbero stati approvati. Inoltre, si andrà a modificare l’articolo 71 della Costituzione inserendo il referendum propositivo con quorum al 25%. L’emendamento Ceccanti dice: «La proposta sottoposta a referendum è approvata se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi purché siano superiori a un quarto degli aventi diritto al voto». Il deputato Pd lo ha chiamato «quorum deliberativo», il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, «quorum approvativo». La sostanza non cambia. Affinché la proposta passi servono circa 12,5 milioni di voti favorevoli, se si calcola che gli aventi diritto al voto sono più o meno 50 milioni. Non solo. LA PROPOSTA cambia anche l’articolo 75 della Costituzione eliminando il quorum strutturale della partecipazione al voto della maggioranza degli aventi diritto necessario per la validità del referendum abrogativo e inserendo anche qui un quorum deliberativo: «La proposta soggetta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi purché siano superiori a un quarto degli aventi diritto al voto». Con questa norma in vigore, per fare un esempio, il referendum sulle trivelle sarebbe passato: nella consultazione dell’aprile del 2016 infatti votarono sì all’abrogazione delle norme 13.334.764 di elettori ma il referendum non fu valido perché si recò alle urne solo il 31,19% degli elettori invece del 51% necessario.
«L’ASSENZA del quorum strutturale – esultava ieri Fraccaro – è garanzia di una maggior partecipazione perché le forze politiche non possono ricorrere a pratiche astensionistiche, dovendo mobilitarsi per sostenere le rispettive ragioni». L’ok alle proposte Ceccanti non è bastato, tuttavia, a far cambiare idea al Pd, che contesta il principio della proposta targata M5S, mentre per FI si è ormai davanti alla «demolizione della democrazia rappresentativa a favore di una democrazia diretta da qualcuno, con i pochi controlleranno i tanti e si avrà un derby tra iniziative legislative».

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