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Data Pubblicazione: 10/01/19
Pubblicato in: Finanza
Scritto da: Antonio Troise
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

I LEADER del «governo del cambiamento» non ci stanno a passare come gli autori di un decreto salva-Carige ‘copia e incolla’ di quello firmato dal precedente esecutivo per le banche venete e Mps. Così, lanciano la palla dall’altra parte, annunciando la «nazionalizzazione» della banca. Lo fanno in maniera esplicita i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. L’ipotesi della cosiddetta ‘ricapitalizzazione precauzionale’, cioè l’ingresso dello Stato fra gli azionisti di Carige, è giudicata «concreta» anche dal sottosegretario leghista a palazzo Chigi, Giancarlo Giorgetti. Anche se, aggiunge, «l’operazione passa attraverso altri organismi, dalla Bce alla Commissione europea. Non dipende solo da noi». Per la verità, la strada della nazionalizzazione non convince il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che preferirebbe una «soluzione di mercato», coi privati impegnati a sottoscrivere l’ennesimo aumento di capitale dell’istituto genovese. Del resto, aggiunge il responsabile di via XX Settembre, «possono beneficiare di una ricapitalizzazione precauzionale solo le banche solventi». Una condizione che, per ora, mancherebbe all’istituto genovese.
L’EVENTUALE intervento pubblico sarebbe in ogni caso temporaneo e soggetto alle regole europee. Decisamente contrari all’ingresso dello Stato anche i Commissari dell’istituto nominati dalla Bce. «La ricapitalizzazione preventiva non è sul tavolo e non è necessaria – spiega l’ex presidente Pietro Modiano –. Si tratta di un’ipotesi teorica estrema, più che residuale». Sulla stessa linea il governatore ligure, Giovanni Toti: «Economia e Stato restino separati». Di tutt’altro avviso Matteo Salvini, che taglia corto: «Il nostro obiettivo è salvare Carige sotto l’ombrello dello Stato». Diretto l’affondo di Di Maio, che deve far fronte al popolo dei 5 Stelle che non ha digerito il decreto-fotocopia di quello varato da Gentiloni per Mps e le Banche Venete: «Pubblicheremo l’elenco dei debitori di Carige. I banchieri che hanno sbagliato devono pagare. Il nostro non è un salvataggio ma una nazionalizzazione, faremo nascere la prima banca di investimento di Stato. O sarà così o non metteremo un euro». Dall’opposizione, invece, continua l’offensiva dei deputati Pd contro il premier Conte, con tanto di interpellanza sulle «telefonate a dicembre del presidente del Consiglio a diversi membri della famiglia Malacalza, soci di Carige».
L’IPOTESI di un ingresso dello Stato nel capitale, sul modello Mps, resta in campo. Anche perché non sarà facile per i tre commissari trovare strade alternative. Qualsiasi partner per una fusione chiederebbe una dote importante e la banca ripulita dalle sofferenze, condizioni difficili da accettare per Lega e M5S. Per ora, i vertici dell’istituto sono orientati a cedere al più presto una buona parte dei crediti deteriorati, con un obiettivo di piazzarne sul mercato almeno 1,5 miliardi. Ed hanno chiesto al Fondo di tutela interbancario dei depositi di rivedere al ribasso il tasso di interesse del 16% applicato al momento della sottoscrizione del bond di 320 milioni lanciato a suo tempo per la messa in sicurezza della banca.

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