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Data Pubblicazione: 07/11/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Luigi Caroppo
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

Super sindaco di Firenze (al secondo mandato con una valanga di preferenze) e candidato a un ruolo nazionale di primo piano nel nuovo Pd «che deve darsi una mossa e ripartire dai territori» e semmai chiamarsi Democratici «per abbracciare tutto il mondo dei democratici riformisti». Sindaco Nardella, ha incontrato il vertice toscano del Pd per la ricerca di un candidato unitario del centrosinistra. Cosa gli ha consigliato? «Ho dato il mio punto di vista e ho chiesto al gruppo dirigente di fare presto perché la variabile del tempo diventa via via più decisiva: dove siamo arrivati all’ultimo momento con la scelta del candidato e la scrittura del programma abbiamo perso quasi sempre. Dobbiamo puntare ad essere compatti e ad individuare un candidato unitario». Giani può essere la personalità che per storia, esperienza, popolarità unisce? «Io ho espresso apprezzamento per il nome di Giani: se fosse lui a riscuotere il maggior consenso alla fine di queste consultazioni, credo che sarebbe compito del gruppo dirigente del partito costruire su di lui il percorso di una candidatura unitaria. Giani ha dalla sua una consolidata esperienza politica-amministrativa ma soprattutto un rapporto capillare coi territori e oggi il rapporto con il territorio è fattore decisivo». Esclude le primarie? «Siamo quasi fuori tempo massimo; rischiano di essere divisive e di far perdere tempo prezioso». La sindrome «fuga a Italia Viva» continua a manifestarsi. «Mi dispiace per l’uscita di Saccardi e Meucci, con le quali abbiamo lavorato sempre bene. Detto questo, ognuno è responsabile delle proprie scelte e le spiegherà nei modi che ritiene ai propri elettori. Io non sono preoccupato più di tanto: il Pd non deve mai perdere tempo a contare i fuoriusciti e i nuovi entrati ma deve riscoprire il valore dello stare insieme e rilanciare un’iniziativa politica forte senza precedenti». Lei resta nel Pd. Conferma? «Confermo». Si sta ritagliando sempre più un ruolo di ’grillo parlante’ verso il Nazareno. C’è bisogno di rinnovamento vero. E anche di un congresso? «Non mi considero un grillo parlante ma un sindaco stimato dai propri cittadini e conosciuto a livello nazionale che non accetta di vedere il proprio partito intimorito ed esitante e vuole dare una mano trasparente e concreta per rilanciarlo insieme a tanti altri». Secondo lei nel Pd c’è bisogno di un nuovo vento riformista? Cosa pensa quando le dicono che potrebbe essere proprio lei il segretario innovativo dem? «Il Pd ha bisogno di rifondarsi con un nuovo programma ambizioso rivolto a tutti i democratici e riformisti italiani. Io sono pronto a fare la mia parte anche a livello nazionale, ma nel ruolo che mi è stato dato dai cittadini che è quello di sindaco di Firenze». La spinta dei sindaci che lei guida cosa rappresenta? «Io non pretendo di guidare da solo i sindaci, mi considero parte di una squadra di amministratori che sono stati rieletti nonostante l’ascesa della Lega e che chiedono una riforma del Pd a partire dal ruolo dei territori e dall’attenzione verso temi decisivi e concreti come l’ambiente, le periferie, le opere pubbliche, la condizione sociale sei cittadini, la legalità. In Toscana questi sindaci promuoveranno un programma innovativo per il centrosinistra e possono anche sostenere esperienze civiche nella coalizione senza candidarsi in prima persona né a primarie né a elezioni». Scommette sulla vittoria del centrosinistra unito alle prossime regionali? «Certo che sì! Dirò di più: io penso che la Toscana possa inaugurare un’alleanza larga con dentro non solo Pd e Italia Viva, ma forze politiche liberali e di sinistra e movimenti civici legati ai territori».

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