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Il distretto illegale è il risultato di troppa tolleranza

CHE PRATO rischiasse di diventare un distretto fatto di luci e ombre lo aveva già previsto la vecchia Unione industriale pratese. L’arrivo oltre venti anni fa di cittadini con gli occhi a mandorla è stato più volte sottolineato, dai vari presidenti, come elemento capace di mettere a forte rischio l’equilibrio del sistema.

Non solo confezioni. Così i cinesi si prendono il mercato

CORRE l’imprenditoria cinese. Corre e non lo fa solo su un binario, quello ormai scontato del tessile. Perché se fino a poco tempo fa il distretto era il simbolo della colonizzazione orientale con drappi rossi e ideogrammi, adesso non è più così. Dopo il tessile, infatti, ecco spuntare attività di servizi, ditte immobiliari, aziende edili e agricole

Iolo, quella distesa di orti. E i residenti denunciano

«OGNI mattina passeggio lungo l’argine del torrente Furba, vedo lavorare i contadini cinesi e compro la verdura che coltivano». Ce lo racconta una residente di Seano dopo aver letto l’articolo pubblicato ieri a seguito delle segnalazioni inviate al numero Whatsapp della redazione (337.1063052).

“Il sistema illegale si regge su sponde pratesi”

«L’ILLEGALITÀ cinese a Prato è governata da cavalieri invisibili, che lasciano sulla strada i corpi delle loro vittime, i ‘wu ming’, i senza nome, anche loro invisibili finché sono relegati nei capannoni dormitorio». Giorgio Sturlese Tosi giornalista, saggista, risponde ai graffi del Dragone cinese con le parole. E con i numeri.

“Il problema? I cinesi non vogliono collaborare con noi”

NOI E LORO. Nonostante tutto. Nonostante qualche contatto, timido inevitabilmente, qualche proposta, perfino qualche incontro pubblico, come quello organizzato sabato a cinque anni dalla strage del Macrolotto. C’è poco da fare, pratesi e cinesi restano due compartimenti stagni. Meno di un tempo, oggi qualcosa qua e là filtra, ma parlare di itegrazione è ancora utopia. Così la pensa Luca Giusti, presidente della Camera di Commercio di Prato

Il modello Prato per i controlli sul lavoro sicuro in tutta la Toscana

Cinque anni. Sono trascorsi ben 5 anni da quel rogo in cui morirono sette lavoratori che vivevano e lavoravano in una fabbrica della zona industriale di Prato. Milleottocentoventisette giorni in cui il distretto industriale non è stato più lo stesso: da quel primo dicembre, ogni giorno, dal dibattito pubblico la parola dignità del lavoro non è mai stata assente.