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Italia ai tavoli Ue. Ora credibili su riforme e debito

Il ritorno del nostro paese ai tavoli negoziali europei va ora sostenuto con atti concreti. Il cantiere è aperto e passa da un lato dalla revisione e semplificazione di alcuni parametri europei (tra questi il deficit strutturale), dall’altro dalle modifiche che vanno prospettandosi al meccanismo europeo di stabilità (il cosiddetto Fondo salva Stati).

Ue più morbida con l’Italia. Ma vuole garanzie sul debito

L’APERTURA di credito dell’Ue ci sarà. Ma solo in cambio di precise rassicurazioni sul debito. E nel quadro delle regole dell’attuale patto di stabilità. L’esordio in Europa del neo ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, si chiude con un sostanziale pareggio.

Superare il patto di stabilità

Meglio non farsi illusioni. È una partita importan- te, ma anche facile da giocare male per l’Italia, quella che si apre con la scelta di Paolo Gentiloni come commissario europeo all’Economia. Si otterrà poco se si dà l’impressione che al nostro nuovo governo prema soltanto di fare più deficit, e l’unica differenza rispetto al precedente sia che lo chiede con le buone maniere. emaniere cattive, certo, hanno fatto danno. Pare averlo capito Giuseppe Conte, il cui primo governo due volte ha tentato Jdi far la voce grossa in Europa e due volte ha dovuto retrocedere, dopo aver inflitto costi pesanti al Tesoro e ai cittadini sotto forma di più alti tassi di interesse. L’economia italiana ristagna, la gente ha buoni motivi per essere scontenta. Ma, visti dagli altri Paesi i nostri politici sembrano, tutti o quasi, incapaci di offrire rimedi diversi dal contrarre nuovi debiti. Cambia la maggioranza, eppure manca il coraggio di disfare misure costose come «quota 100» e il forfait per gli autonomi, imposte dalla Lega ora all’opposizione. Davvero non esistono altre ricette? In Portogallo, i socialisti del primo ministro António Costa sono in dirittura per vincere le elezioni del 6 ottobre prossimo dopo aver quasi azzerato il deficit di bilancio senza compromettere la crescita economica. Della «flessibilità» via via introdotta nelle inizialmente dure regole di bilancio europee il nostro Paese ha già beneficiato parecchio negli anni scorsi. Gentiloni non avrà grandi margini di manovra, stretto fra il rafforzato vicepresidente Valdis Dombrovskis e un direttore generale che non sarà più l’italiano fin qui in carica, Marco Bud. Ció che pub fare l’Italia è porre, con ragionevolezza e con urgenza insieme, il problema di regole escogitate sette anni fa nel pieno della crisi e oggi non più adeguate. Il Patto di stabilità così com’è non consente né una risposta rapida al pericolo di recessione che oggi si manifesta né conforta sul futuro un’Europa dove tassi di interesse bassissimi non bastano a stimolare la crescita. Tutto il continente deve tornare ad investire, nell’interesse dei giovani. Poco può fare l’Italia, già carica di debiti, e con uno Stato che agisce tardi e male: spendere di più sarebbe rischioso e forse nemmeno tanto utile nell’immediato. L’idea migliore è il fondo comune dell’area euro proposto dalla Francia e osteggiato dai nordici. Oppure dovrebbero cominciare a spendere i Paesi che hanno pochi debiti; un loro cambiamento di rotta darebbe qualche margine in più anche a noi. Nelle ultime settimane, finalmente, di fronte al calo brusco dell’export che mette in difficoltà il modello economico tedesco, anche a Berlino si comincia a criticare l’ossessione del pareggio di bilancio; però ancora non si decide. Si può sperare in uno sblocco se l’Italia non torna a mettere alla prova la fiducia altrui. Già sabato a Helsinki, al suo primo Ecofin, il nuovo ministro dell’Economia Roberto Gualtieri troverà all’ordine del giorno le regole di bilancio. Anche i finlandesi, paladini del rigore, accettano di discutere se si possa renderle più efficaci per la stabilizzazione economica. Da lì occorre partire. Il 2020 può essere difficile per tutti in Europa, non solo per noi. Vanno esplorate le vie per reagire insieme. Se invece chiedendo «nuove regole», si cerca solo il permesso per un più alto deficit subito (magari condito da promesse grandiose per domani), si rischia, irrigidendo gli altri Paesi, di ottenere l’opposto: un duro contraccolpo

Gentiloni in Europa sotto l’ala dei falchi

RIFORMARE gli accordi di Dublino sull’asilo, adottare misure coraggiose contro i cambiamenti climatici, rafforzare la leadership europea nel commercio, creare una web tax europea entro il 2021, rivedere la politica agricola comunitaria, costruire un partenariato stabile con gli Stati Uniti e un dialogo solido con la Cina.

Nomine europee, Gentiloni ce la fa

LA PRIMA volta di un italiano agli Affari economici e monetari dell’Ue: la svolta è attesa per oggi a mezzogiorno, quando la presidente eletta, Ursula von der Leyen, svelerà le attribuzioni dei portafogli a una squadra che (coi suoi 14 uomini e 13 donne) presenta anche un altro primato, il rispetto della parità di genere.

Brexit, meglio correre ai ripari

A due mesi dal D-day, Bruxelles suona l’alarme Brexit. Mentre il parlamento di Londra metteva all’angolo il primo ministro Boris Johnson e la sua linea dura verso il nodeal con l’Unione europea, i vertici della Commissione Ue hanno diramato a reti unificate un bollettino verso tutti i Paesi dell’Unione per mettere in guardia imprese e cittadini dai rischi derivanti dalla possibile uscita del Regno Unito dall’Ue.