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Data Pubblicazione: 10/10/19
Pubblicato in: Scuola
Scritto da: Maria Lardara
Pubblicato su: IL TIRRENO CRONACA PRATO

La fatidica immissione in ruolo l’hanno desiderata per anni. L’assunzione è finalmente arrivata ma il primo stipendio no: in ritardo. Stessa musica per alcuni docenti precari contrattualizzati fino al 31 agosto o 30 giugno 2020: anche loro a bocca asciutta perché hanno “saltato” la prima mensilità che doveva essere accreditata sul proprio conto corrente fra il 23 e il 25 settembre. E invece nulla. Per riscuotere se ne parlerà fra il 23 e il 25 ottobre, nella migliore delle ipotesi. A quasi un mese dal suono della prima campanella, slitta il pagamento degli stipendi per un centinaio di docenti pratesi: secondo la testimonianza di alcuni che hanno contattato Il Tirreno, le situazioni più critiche si registrano negli istituti comprensivi Prato Nord, al “Margherita Hack” di Montemurlo e al “Pontormo” di Carmignano. Soltanto nell’istituto ai piedi del Montalbano il ritardo di stipendio interessa 27 docenti fra neoimmessi in ruolo e supplenti. Il motivo? Un primo intoppo sta nella macchina delle segreterie scolastiche a corto di personale, a partire dalla figura del Dsga (il direttore dei servizi generali e amministrativi) che manca all’appello ancora in quattro istituti comprensivi e superiori (i posti vacanti sono al Mazzoni, Cpia, Marconi e Castellani). Personale in qualche caso precario, supplente, che s’è ritrovato a registrare tardivamente i contratti dei colleghi che insegnano. Scuole inadempienti dunque, ma fino a un certo punto. «In parte giustificate quando nelle segreterie si trovano a lavorare spesso precari che comprensibilmente non conoscono e devono imparare una nuova procedura», denuncia la segretaria della Cisl Scuola di Prato e Firenze Daniela Scarlata. Oltretutto è andato in tilt il portale NoiPa, l’interfaccia del ministero dell’Economia e delle Finanze che serve a gestire gli stipendi del personale della pubblica amministrazione, complice il massiccio afflusso di contratti da tutta Italia che ha fatto acquisire tardi le credenziali dei nuovi docenti entrati in servizio. Negli ultimi giorni alcuni insegnanti hanno tentato invano di bussare alla porta della ragioneria dello Stato di Firenze e Prato per accelerare l’erogazione degli stipendi. Ma un altro problema sarebbe il rimpallo fra ministeri, fra il Miur (pubblica istruzione) e il Mef (tesoro). E riguarda un altro aspetto della registrazione dei contratti: quello della loro decorrenza. Ovvero, il nodo è se far partire giuridicamente ed economicamente i rapporti di lavoro il 1° o il 2 settembre che, quest’anno, cadevano rispettivamente di domenica e di lunedì. Un cavillo burocratico che equivale a un giorno di differenza per far risparmiare l’erario. «Un problema che in Italia si è verificato solo con la ragioneria di Firenze e Prato, insieme a quella di Venezia – aggiunge Scarlata – In pratica, sono stati rigettati i contratti con decorrenza al 1° settembre. Dal punto di vista sindacale, la Cisl invoca una maggiore chiarezza in queste procedure fissando una decorrenza definitiva».Le segreterie degli istituti coinvolti, ad ogni modo, stanno inviando diverse mail alla ragioneria dello Stato in modo da sbloccare prima possibile i contratti. Un mix di complicazioni creato dal ping pong fra due amministrazioni dello Stato (Miur e Mef), dagli organici sguarniti negli uffici e nelle segreterie scolastiche, dall’arrivo di nuovi presidi non sempre avvezzi alle nuove procedure burocratiche. E chi ci rimette sono i docenti, a maggior ragione quelli precari.

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