Seleziona una pagina
Data Pubblicazione: 05/12/18
Pubblicato in: Confindustria
Scritto da: Antonella Coppari
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

ROMA – NON SI VIVE di soli sondaggi. Da quel punto di vista, Salvini continua ad avere il vento in poppa. Intenzioni di voto a parte, sul resto il leader del Carroccio di grattacapi ne ha da vendere. La spina più acuminata si chiama Vincenzo Boccia, un nome che in questo momento non significa solo Confindustria ma, come lui stesso ha sottolineato, ben dodici associazioni che riuniscono quasi per intero la forza produttiva del Paese. Un bel pezzo del tessuto dal quale al Nord la Lega attinge consensi. Si capisce perchè il Matteo milanese abbia preso malissimo l’attacco del presidente degli industriali («Conte convinca i due vicepremier o se ne vada»). Ufficialmente, piovono smentite da entrambe le parti: tutto ok, si dialoga. Ma la palese irritazione che trapela dalle parole pronunciate da Salvini ieri mattina racconta un’altra storia: «Qualcuno è stato zitto per anni quando gli italiani venivano massacrati: ora ci lasciassero lavorare». Durante la giornata i due – seppur con più garbo – hanno continuato a beccarsi: «Se Boccia vuole lo incontro anche domani e gli offro un caffè», assicura il leghista. Immediata la replica: «Non basta un caffè, ne servono dodici». Cui segue il rimbrotto del leader dei giovani industriali Rossi: «Salvini vive in un altro Paese. Ascolti la nostra voce senza fare battute».
VERO è che il problema riguarda l’intero esecutivo: è una regola aurea dell’imprenditoria italiana quella di non essere anti-governativa. Stavolta, però, la norma è stata violata: ragion per cui il premier cerca di gettare acqua sul fuoco e prima chiede agli imprenditori automobilistici di stare tranquilli: «Il governo vi sosterrà sempre». E poi fa sapere che oggi, assieme al ministro Toninelli, incontrerà una delegazioni di industriali piemontesi. Ma per Salvini – essendo Confindustria il referente naturale – il nodo è più stringente. Anche perché lo scontro parte dalla manovra «che non crea crescita e lavoro» e dai rapporti con l’Europa per poi puntare al cuore del modello di sviluppo giallo-verde. «Bisogna pensare alle ragioni dello sviluppo, non solo al consenso». Non è un caso che Boccia, per attaccare, abbia scelto la manifestazione pro-Tav a Torino. Un segnale preciso: gli industriali pretendono che la Lega chiarisca una volta per tutte qual è la sua «visione del Paese», partendo dalle grandi opere.
FOSSE PER LUI, Salvini non avrebbe problemi ad accontentarli: il guaio è che esaudirli significa portare alle stelle la tensione già altissima con M5s. Tensione che si riverbera anche sulla trattativa con Bruxelles, reclamata con toni quasi ricattatori da Boccia: il conflitto con la Ue ha prodotto ingenti perdite dalle parte degli industriali. Ma una retromarcia sul reddito di cittadinanza – sussidio mal digerito dagli industriali – avrebbe un costo troppo alto per i grillini: impossibile per Di Maio scendere a patti, ridimensionando la misura, senza perdere la faccia. Ecco perchè Matteo difende una manovra «che indispettisce qualcuno» e assicura: «Incontro e ascolto quotidianamente gli imprenditori del Nord». Netto Boccia: «Di sicuro sono meno dei tre milioni rappresentanti dalle associazioni a Torino». L’ultimo guaio di Salvini è con l’Europa stessa: anche se diplomazia impone di non dirlo apertamente, è il segreto di Pulcinella che il vero obiettivo di Bruxelles sia Quota 100. Un punto sul quale il leghista non può cedere.

Print Friendly, PDF & Email


TORNA ALLA RASSEGNA STAMPA

Print Friendly, PDF & Email