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Data Pubblicazione: 05/07/19
Pubblicato in: Economia, Fisco e Tasse
Scritto da: Marco Fortis
Pubblicato su: IL SOLE 24 ORE

Man mano che ci avviciniamo al primo anno intero del nuovo esecutivo, il tax rate in Italia inverte la rotta e torna a crescere costantemente. Infatti, da tre trimestri, cioè dal terzo trimestre del 2018 al primo trimestre del 2019, il rapporto tra imposte più i contributi sociali (al numeratore) e il Pil nominale (al denominatore) risulta in aumento rispetto ai corrispondenti trimestri dell’anno prima. Un risultato che origina da una stasi del Prodotto interno lordo e, nello stesso tempo, da un mancato taglio delle imposte (nonostante le promesse fatte in campagna elettorale), pur in presenza di un rallentamento della loro crescita dovuto, come sempre avviene in questi casi, all’indebolimento del ciclo economico stesso. Se però quest’ultimo frena più velocemente delle imposte, il tax rate ovviamente cresce, esattamente come sta avvenendo in questo periodo. Era dal 2011-13, cioè dalla fase dell’austerità, che il tax rate non presentava tre trimestri consecutivi di incremento tendenziale anno su anno: +0,1% nel terzo trimestre 2018, +0,4% nel quarto e +0,3% nel primo trimestre del 2019. L’inversione di tendenza della pressione fiscale appare evidente anche su base annua, considerando la somma dei dati grezzi degli ultimi quattro trimestri scorrevoli relativi a imposte, contributi sociali e Pil. Infatti, secondo l’indice elaborato dalla Fondazione Edison in collaborazione con II Sole 24 Ore, il tax rate in Italia è stato pari al 42,12% del Pil nell’ultimo anno scorrevole terminante il primo trimestre 2019, in graduale aumento rispetto al 42,06% dell’anno 2018 e al 41,95% dell’anno scorrevole terminante il terzo trimestre 2018. II più basso livello della pressione fiscale dopo la crisi finanziaria 2011-13 era stato raggiunto alla fine del governo Gentiloni nell’anno scorrevole terminante il secondo trimestre 2018, quando fu toccato un minimo del 41,94%. Complessivamente, dall’inizio del governo Renzi alla fine del governo Gentiloni il tax rate si era ridotto di 1,51 punti percentuali di Prodotto interno lordo (senza considerare gli 8o euro, equivalenti a circa altri o,6 punti percentuali in meno). Con il governo Conte la pressione fiscale è ora tornata a salire ed è difficile immaginare che questa tendenza possa arrestarsi nella restante parte dell’anno, ferma restando la dinamica debole del Pil nominale e l’impossibilità di operare riduzioni significative delle imposte, stanti i rigidi vicoli di bilancio. Anzi è molto probabile che il tax rate a fine 2019 possa avvicinarsi al 42,3 per cento. Mentre sul 2020 aleggia l’incognita su come sarà gestito l’incombente aumento dell’Iva connesso alle clausole di salvaguardia. Aumento che, qualora dovesse scattare, proietterebbe ancor più verso l’alto il livello della tassazione.

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