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Data Pubblicazione: 11/07/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Claudia Marin
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

LUIGI DI MAIO annuncia l’intesa per il via libera al salario minimo di 9 euro l’ora. Ma la Lega non ci sta. E proprio il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, lo spiega senza tanti giri di parole: «Stiamo lavorando, ma non possiamo permettere che oltre il 90% dei costi gravi su artigiani e piccoli imprenditori. Non è ipotizzabile penalizzare ulteriormente le aziende che invece hanno bisogno di incentivi per rilanciarsi». Altro che accordo, dunque. E, infatti, il capo grillino contrattacca polemico: «Per me bisogna andare avanti come un treno perché io sono stanco di aspettare». DUNQUE, dopo lo scontro sulle tasse e la ‘pace fiscale due’, con l’ipotesi di condono bocciata anche dai sindacati, si sposta sulla paga oraria minima la contesa tra grillini e leghisti. E questo proprio nel giorno in cui il M5s incassa un assist insperato (ma interessato ai voti dei 5 Stelle al Parlamento europeo): quello della prossima presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, che promette di combattere perché ci sia un salario minimo «in ogni Paese». Ma anche nel giorno in cui il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, e il presidente della Camera, Roberto Fico, rilanciano addirittura sulla riduzione dell’orario di lavoro secondo la formula «lavorare meno per lavorare tutti». Ma torniamo alla querelle sul salario minimo. Il disegno di legge è fermo al Senato, in uno stallo solo apparentemente tecnico: a rallentare l’esame degli emendamenti sarebbe stata, infatti, l’attesa di una relazione da parte del Mef su cui basare il parere della commissione Bilancio, necessario per votare nella commissione Lavoro, guidata dalla pentastellata Nunzia Catalfo. In realtà si attende proprio lo sblocco politico con una intesa che Di Maio in mattinata dà per fatta. «Sono contento che in queste ore si sia raggiunto un accordo di maggioranza» per portare al voto una «legge di civiltà», perché «non è più accettabile che in Italia ci siano cittadini pagati due o tre euro l’ora».
BASTA POCO, però, per capire che il tavolo di confronto è aperto, ma l’accordo è lontano. «L’accordo c’è se sarà a costo zero per le imprese», avvisa il sottosegretario Durigon, insistendo sul fatto che non si può «gravare ancora sulle piccole e medie imprese». D’altra parte, l’impatto dell’operazione sarebbe notevole secondo tutte le stime. Si va dai 4,3 miliardi dei tecnici dell’Istat ai 10 miliardi di quelli dell’Inps, passando dai 6,7 miliardi dell’Inapp. Il che porterebbe i leghisti a sollecitare un taglio del cuneo fiscale per accompagnare l’intervento. Ma la distanza resterebbe anche sui 9 euro minimi che per il Carroccio devono comprendere tutte le voci dei minimi salariali dei contratti nazionali, dalle ferie alla tredicesima. E, dall’altro, un esponenziale aumento dei costi laddove il costo orario è inferiore.

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