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Data Pubblicazione: 28/05/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Elena G. Polidori
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

«ABBIAMO preso una bella lezione…». Un contrito Luigi Di Maio ha aspettato qualche ora prima di commentare la bruciante sconfitta subìta. «Per noi le Europee sono andate male», ha ammesso il leader, ma «impariamo e non molliamo», si è fatto forza. «Ho sentito tutti coloro che rappresentano le anime del Movimento: Grillo, Casaleggio, Di Battista e Fico. Nessuno ha chiesto le mie dimissioni». E a tutti, nel corso di un lunghissimo vertice al Ministero dello sviluppo, ha domandato: «Che facciamo? Stacchiamo la spina o no?». Una domanda che avrebbe visto i colonnelli bocciare la via della crisi. Senza che questo significhi lasciare le cose come stanno. Via, dunque, alla segreteria politica. E via lal discussione anche sui troppi incarichi del capo grillino. DOPO una notte «difficile», Di Maio ha convocato una conferenza stampa al Mise, offrendo un’analisi del voto impietosa, ma onesta: «È chiaro che la nostra gente non è andata a votare, si è astenuta e ciò vuol dire che c’è tanto da fare ancora». Rivendica, tuttavia, che «non rinunceremo mai a dire quando non siamo d’accordo» e «saremo sempre argine a quello che non ci va bene». Il rapporto con Salvini – è evidente – è tutto da ridisegnare, ridiscutere. Pesare. Ma Di Maio ci ha tenuto comunque a sottolinare che l’inversione dei pesi all’interno del governo (le parti risultano speculari rispetto alle Politiche del 2018) non gli impedirà di alzare la voce, quando sarà necessario. Il riferimento è, soprattutto, al caso Siri, che il M5s ha fermamente voluto fuori dal governo dopo l’apertura dell’indagine a suo carico, ma che non è servito, evidentemente, a ricompattare l’elettorato legalitario: «Non mi pento assolutamente di aver chiesto le dimissioni del sottosegretario», ha infatti ribadito Di Maio. IL LEADER grillino ha anticipato di aver sentito il premier Conte, a cui ha chiesto di convocare un vertice di governo al più presto. Ma «il contratto di governo non si cambia» e non sembra in ballo neppure il voto anticipato: «Non dimentichiamo e non accantoniamo le promesse che abbiamo fatto; c’è da fare il salario minimo orario e lo faremo, così come il provvedimento per le famiglie che fanno figli e c’è da portare avanti un serio abbassamento delle tasse», tema caro alla Lega. Di Maio ha aperto anche alla flat tax: «Il vertice si doveva fare un mese fa, il ministro Tria ha detto che ci sono i soldi per fare la flat tax, facciamola». Questo non significa che però i temi della Lega diventino prioritari: «Ho sempre trattato la Lega alla pari – ha precisato Di Maio – non ho mai fatto pesare che si dovevano approvare due provvedimenti ogni provvedimento della Lega. Anche per questo per me non cambia nulla».
EPPURE ci sono fronti, come la Tav e le autonomie, che sono stati piuttosto caldi negli ultimi mesi. E il dubbio che la Lega possa far valere i suoi consensi per far prevalere il suo punto di vista, è legittimo. Ma Di Maio ha stemperato: «La Tav è un dossier che è nelle mani di Conte» e «sulle autonomie il fatto è come si scrive il provvedimento. Se si deve fare non deve creare scuole di serie C o sanità di serie C. L’unica cosa che mi interessa è mettermi al lavoro per mantenere le promesse fatte agli italiani». E se Matteo Salvini dovesse fare un passo in avanti? «Se ci sono delle richieste che vengono dalla Lega, aspetto che si facciano di persona, mi auguro sia finita la stagione in cui ci diciamo le cose a mezzo stampa».

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