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Data Pubblicazione: 04/11/19
Pubblicato in: Politica, commercio
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Pubblicato su: LA NAZIONE QN

Luigi Di Maio torna all’attacco e rilancia il suo ‘no’ all’apertura degli esercizi commerciali 7 giorni su 7. L’occasione è la promulgazione del decreto imprese, che contiene le norme sui rider. Si tratta, scrive il capo politico del M5s, della «prima legge in Europa che garantisce diritti di questo tipo. Da oggi sono lavoratori con le stesse tutele le di un lavoratore dipendente. Non dipenderanno più dal punteggio del software, avranno tutele assicurative e pensionistiche, rimborsi spese e un minimo orario garantito». L’ultimo atto da ministro del Lavoro, ricorda, un ruolo interrotto da una prematura caduta del governo, lasciando in sospeso alcune questioni. Prima fra tutte dare seguito al decreto Dignità e proseguire, come governo giallorosso, «nella tutela delle persone che lavorano, come nel caso delle partite Iva e dei lavoratori dipendenti degli esercizi commerciali che, a causa delle liberalizzazioni, sono sprofondati nella giungla degli orari di apertura e chiusura, cercando invano di battere i centri commerciali, rimanendo aperti 12 ore al giorno e 7 giorni su 7». Un suggerimento? Neanche a pensarlo. Di Maio ha intenzione di rispolverare la proposta di un anno fa (chiudere 26 domeniche su 52 e 8 festività su 12). Il tema però rischia di trasformarsi, in modo trasversale, da miccia a vera e propria bomba nell’esecutivo (che per ora resta in silenzio). L’ex alleato, Matteo Salvini, sarcastico, chiamando il ministro ‘Gigi’, assicura: «Tranquillo, con tutte le tasse che tu, Conte e Renzi state mettendo, almeno questa promessa la manterrai». Replicano le associazioni di categoria. Enrico Postacchini (Confcommercio): «Gli orari? Falso problema. Non è il tema per risolvere il problema del commercio». La leader Cisl Anna Maria Furlan: «La soluzione è lasciare questa materia alla contrattazione tra aziende, sindacati, enti locali».

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