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Data Pubblicazione: 20/08/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Elena G. Polidori
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

LE SORTI della crisi affidate al discorso di Giuseppe Conte. I grillini non scoprono apertamente le carte, lasciando aperto da un lato il dialogo sotterraneo con i dem, dall’altra la possibilità (sempre più remota in queste ore) che con il suo discorso al Senato di oggi il premier possa addirittura ricucire quello che si dà per perso, ovvero l’asse con la Lega. Una chance valutata fino all’ultimo, anche per andare incontro a quella parte dell’assemblea degli eletti – convocata ieri da Luigi Di Maio per illustrare ai parlamentari la situazione politica dopo aver visto il ministro dell’Economia Giovanni Tria – che non ha affatto digerito la prospettiva di sedere in un governo con i nemici di tutto questo primo scorcio di legislatura. E anche di quella precedente. «Aspettiamo di sentire cosa dice Conte domani», ha scandito ieri il leader stellato durante l’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari, perché «Giuseppe – ha ribadito sempre Di Maio – non merita di essere trattato come in questi giorni. E neanche di essere accusato di trame segrete».
E TUTTAVIA, nessun sbilanciamento, nessuna chiusura o apertura alle indiscrezioni che girano in queste ore nei palazzi della politica. «Noi non apriamo o chiudiamo a nessuno, dobbiamo affidarci al Presidente della Repubblica e al percorso istituzionale che vorrà delineare» si è limitato a ribadire. Ma chi, tra i vertici del partito, lasciava ieri la riunione dei gruppi, i dubbi erano pochi: «Siamo a un bivio: o il Pd o il voto. Con questa Lega abbiamo chiuso. E se il Pd dovesse alzare troppo l’asticella delle condizioni ce ne faremo una ragione: a noi il voto non fa paura. Salvini? È disperato». D’altra parte è sempre questa anche la linea emersa dopo il faccia a faccia dei big stellati con l’Elevato Beppe Grillo. Se tutto andrà come previsto, con le ultimative comunicazioni del premier in Senato e poi le dimissioni davanti al capo dello Stato senza passare per una sfiducia parlamentare, i 5 Stelle saliranno al Colle e si metteranno a disposizione del Presidente, per dare vita a un governo dove – stavolta – anche Alessandro Di Battista avrebbe un ruolo. Sempre che non ci siano sorprese e che non sia lo stesso premier oggi a sparigliare le carte. «Conte non è così prevedibile come pensate: è per questo che ci piace», lasciava la suspance, ieri sera, un esponente di rango del governo stellato al termine dell’assemblea. LE PAROLE di Conte, insomma, saranno molto dure e faranno il paio con quelle pronunciate ieri da Di Maio quando, per convincere i parlamentari dubbiosi, ha svelato il tenore della conversazione avuta con Matteo Salvini quando il leader della Lega gli ha comunicato le sue intenzioni di chiudere l’esperienza di governo e «tra un mojito e l’altro, ha aperto la crisi da una spiaggia». «Un governo Renzi, Lotti e Boschi – ha concluso Di Maio – è frutto solo delle bufale della Lega e nemmeno gli rispondiamo. Lanciano bufale per nascondere la coltellata data al Paese». «Il M5s non si siederà mai al tavolo con Renzi e/o Boschi», ha poi scritto il ministro della Giustizia Bonafede, seguito a ruota da un altro ministro, Riccardo Fraccaro: «Voglio dirlo chiaramente: noi non faremo accordi con Renzi e Boschi, è la bufala dell’estate che la Lega sta diffondendo dopo aver fatto cadere il governo. Il nostro obiettivo è tagliare 345 parlamentari, chi il 20 agosto voterà contro il presidente Conte lo farà solo per impedire la riforma. Questa è la verità».

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