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Data Pubblicazione: 10/09/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Ettore Maria Colombo
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

CASAPOUND e Forza Nuova scompaiono dai social proprio nel giorno del dibattito sulla fiducia al governo Conte. Sono stati infatti cancellati da Facebook e Instagram i profili ufficiali dei due partiti e quelli di numerosi responsabili nazionali, locali e provinciali, compresi quelli degli eletti in alcune città italiane. Oscurate, tra le altre, le pagine di Gianluca Iannone, Simone Di Stefano e Roberto Fiore. Spariti dagli schermi dei pc anche decine di account vicini alle due organizzazione di estrema destra, a cominciare dalla pagina principale, «CasaPound Italia», certificata da Fb con tanto di spunta blu (aveva ben 280 mila follower). Facebook spiega che «le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Candidati e partiti politici, così come tutti gli individui e le organizzazioni, devono rispettare queste regole». In base a questi principi, fino a maggio scorso, sono state ‘bannate’ 12 organizzazioni in diversi Paesi europei, di cui ben tre in Italia, tutte riconducibili a gruppi di ultras o di skinheads.
IL PROBLEMA è che Casapound e FN sono partiti politici che, da diversi decenni, si sono sempre regolarmente presentate alle elezioni (politiche e amministrative), sempre ammesse. Ci cancellano perché eravamo in piazza contro il governo», reagisce Casapound. «Si tratta di un attacco senza precedenti. Siamo schifati», attacca Gianluca Iannone. «Stanno chiudendo tutti i nostri profili, sia del movimento, del blocco studentesco – spiega Iannone – e del Primato Nazionale (il giornale del movimento, ndr). Intenteremo una class action contro atti di prevaricazione vergognosi». Per Di Stefano, segretario di Casapound, si tratta di «un abuso, commesso da una multinazionale privata in spregio alla legge italiana. Uno sputo in faccia alla democrazia». «La Polizia politica di Zuckerberg vuole impedire che ci sia opposizione al governo di estrema sinistra e Bruxelles», rincara la dose il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore.
E LE REAZIONI dell’opposizione di sinistra? Non tutte sono entusiaste e convinte. «Che succede? È un fatto molto pesante, non può essere un caso, all’origine di cui devono esserci ragioni gravi. Vogliamo capire», commenta a caldo, Emanuele Fiano (Pd), padre di un disegno di legge contro l’apologia di fascismo e in predicato di andare al Viminale come sottosegretario. «Bene Facebook. Un altro passo verso l’archiviazione della stagione dell’odio organizzato», scrive invece l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini (LeU). Non hanno dubbi i senatori dem Valeria Fedeli e Dario Parrini. Il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci, esulta: «L’apologia di fascismo ora è un reato anche sui social». Per il segretario Nicola Zingaretti, «quella di Facebook è una motivazione esemplare».

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