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Data Pubblicazione: 11/07/19
Pubblicato in: Aziende, Immigrazione
Scritto da: Maria Lardara
Pubblicato su: IL TIRRENO CRONACA PRATO

In principio erano le confezioni e i pronto moda. Poi vennero i ristoranti, le pasticcerie e la ristorazione. Ma c’è un nuovo comparto produttivo che fa gola all’imprenditoria con gli occhi a mandorla: il settore del fai da te e degli accessori dell’arredo in legno. Presto potrebbe parlare cinese “Abelegno”, storica falegnameria con sede legale a Prato e negozio a Bagnolo. Esiste da vent’anni anche se all’anagrafe camerale l’attività fondata dall’imprenditore austriaco Josef Brandstatter risale al 1987. “Lo specialista del legno”, così si definisce sul sito l’insegna specializzata in progettazione di gazebo e casine di legno. “Abelegno” impiega quattro maestranze e il punto vendita in piazza Leonardo da Vinci a Bagnolo esiste da vent’anni. Ancora la cessione non è andata in porto e tutti i dipendenti avrebbero il posto di lavoro salvo con il passaggio di mano. Prende tempo Lydia Obereder, moglie del titolare e socia di “Abelegno”, che non nega contatti con i nuovi possibili acquirenti. «In questa fase non possiamo dire nulla. C’è una trattativa in corso con degli imprenditori cinesi. Riparliamone fra 15 giorni. Del resto, ormai i cinesi hanno in mano due terzi di Prato…». Le motivazioni? Lydia punta il dito contro la concorrenza spietata della grande distribuzione. È sempre più dura competere con colossi del bricolage come “Leroy Merlin”, “Obi” e “Bricoman”. Del resto, due mesi fa i cinesi hanno rilevato l’attività facente capo al marchio “Brico Io” sempre a Bagnolo (sulla Montalese), dopo che l’insegna si trasferì a fine 2016 dall’area del Fabbricone a Prato dove appunto la catena Brico è stata presente per molti anni. All’epoca i cinque dipendenti furono riassorbiti dai negozi “Brico Io” di Quarrata e Signa, grazie alla mediazione della Filcams Cgil. Ma i cinesi che hanno raccolto l’eredità di “Brico” hanno preferito non mandare avanti l’attività di bricolage: al suo posto, è stato aperto un magazzino di casalinghi. Nel caso di “Abelegno” invece i cinesi vorrebbero proseguire con l’attività legata al legno. Prosegue dunque l’ascesa dell’imprenditoria orientale in ambiti diversi dal tessile-abbigliamento. All’anagrafe della Camera di commercio pratese, su un totale di circa 6.000 imprese a conduzione cinese alla fine del 2017 risultavano attive 27 realtà nelle costruzioni e fabbricazione di articoli in legno, 200 realtà nella ristorazione, 300 attività commerciali al dettaglio. «Perché l’imprenditoria straniera è in costante aumento e trova interesse a investire mentre i nostri giovani preferiscono intraprendere altre strade?», s’interroga Luca Giusti, presidente della Camera di commercio. Né la risposta a questa domanda, secondo Giusti, può passare dal luogo comune ricorrente secondo cui gli imprenditori cinesi farebbero affari evadendo le tasse. «Non si può partire da questo presupposto adducendo una spiegazione che di per sé avrebbe insita la soluzione. Se il problema è l’illegalità diffusa – fa notare Giusti – allora per stroncarla vanno attivati i controlli di tutti gli organi preposti».

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