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Data Pubblicazione: 13/08/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Ettore Maria Colombo
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

LA CRISI di governo irrompe a Palazzo Madama, ma abbisogna ancora di un giorno, almeno formalmente, per concretizzarsi. Infatti, dopo uno scontro al fulmicotone tra i gruppi della ‘nuova maggioranza’ (M5S+Pd+LeU+altri) contro la decisione della presidente, Elisabetta Casellati, la conferenza dei capigruppo ha deciso, a maggioranza, di convocare l’Aula per oggi alle 18 per decidere il calendario. L’ormai scontata conclusione del voto in Aula sarà che Conte, molto probabilmente, interverrà a Palazzo Madama il 20 agosto prossimo per le sue comunicazioni all’assemblea, non il 14 agosto, cioè domani, come chiede il centrodestra.
COMUNICAZIONI cui potrà seguire o meno un voto, con la Lega che vota per la sfiducia al suo (ex) premier e i 5 Stelle che gli votano a favore. Peraltro, ove Conte, ascoltato il dibattito, ne traesse le conseguenze e non cercasse un voto che di sicuro lo condannerebbe, potrebbe salire al Colle e dimettersi senza essere stato sfiduciato. Il che gli permetterebbe di restare in sella sia per il disbrigo degli affari correnti sia per compiere atti importanti come la partecipazione, dal 24 al 26 agosto, al vertice del G7 a Biarritz, e poter fare un nome italiano per la nuova commissione Ue (il termine ultimo è il 26 agosto). Ma serve, appunto, oggi, la conferma del calendario da parte dell’Aula. La presidente del Senato Casellati aveva avvertito tutti: se nella capigruppo, come è stato, si registrerà uno scontro e uno stallo, sarà l’Aula ad avere l’ultima parola, come prevede il Regolamento del Senato (art. 55, comma 3). Il presidente, dunque, invoca «il rispetto delle regole», ma la reazioni delle ormai ‘fu’ opposizioni è durissima: «Scelta gravissima», commentano a caldo il capogruppo Pd Andrea Marcucci e Loredana De Petris (LeU-Misto). La decisione di rimettersi all’Aula arriva dopo una giornata molto movimentata. Di Maio assicura che «qui nessuno vuole sedersi al tavolo con Renzi. L’M5s vuole che si apra al taglio dei parlamentari», procedura che però è alla Camera, dove oggi a sua volta Roberto Fico riunirà la sua, di capigruppo, per decidere.
MA NEL CORSO della riunione del gruppo dei 5 Stelle sarebbe prevalsa la linea di un confronto aperto, più che per un esecutivo di transizione per un esecutivo di largo respiro. I numeri dicono che il nuovo asse M5S-Pd, che vuole posticipare a dopo il 19 agosto la convocazione del Senato, ha la maggioranza: sulla carta, sono 171 voti (107 M5S + 51 Pd + 13 del Misto, tra cui 4 di LeU), mentre il centrodestra si fermerebbe a 136, al massimo a 138, con i due del Maie. Ma, al momento, sarebbero solo 159 i senatori presenti, nell’area della ‘nuova maggioranza’, e resta da capire come si comporteranno i 6 delle Autonomie. Solo molte assenze potrebbero mettere a rischio il blitz. In quel caso l’unica strada sarebbe di far mancare il numero legale che, sulla carta, è pari a 161 voti (il quorum). Trattasi dell’ormai famoso ‘lodo Grasso’: «Se Salvini pensa di poter disporre delle istituzioni si sbaglia», è la sua minaccia.

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