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Data Pubblicazione: 05/12/18
Pubblicato in: Burocrazia
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Pubblicato su: ITALIAOGGI

Il conto alla rovescia per gennaio pare proprio che non beneficerà di proroghe. Ormai, infatti, mancano poco meno di trenta giorni alla data fatidica che prevede l’introduzione della fatturazione elettronica nella vita quotidiana di imprese e professionisti. Il 1° gennaio 2019, tutti i soggetti residenti, identificati o stabiliti all’interno del territorio nazionale, avranno l’onere di emettere fattura esclusivamente in modalità elettronica, secondo quanto predisposto dalla legge di Bilancio 2018 n. 205, del 27 dicembre 2017, la quale all’art. 1, comma 909, recita: «Al fine di razionalizzare il procedimento di fatturazione e registrazione, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello stato, e per le relative variazioni, sono emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di interscambio e secondo il formato di cui al comma 2». Da questa obbligatorietà sono sollevati solo i soggetti «minori»: in pratica i passivi facenti parte del cosiddetto «regime di vantaggio» disciplinato dall’articolo 27, commi 1 e 2, del dl 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 (contribuenti minimi), e coloro che utilizzano il regime forfettario secondo quanto disposto dall’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (contribuenti forfettari). Per ora, sono esentati anche i contribuenti che emettono esclusivamente scontrini e fatture fiscali, per i quali l’obbligo sarà esercitato dal 1° luglio 2019, per i grandi operatori, e dal 1° gennaio 2020, per tutti gli altri. Secondo quanto stimato dal Centro Studi Cnai, la quota di partite Iva che dovrà sottostare all’imposizione della fatturazione elettronica sarà circa la metà di quelle tuttora operative. La platea delle partite Iva in Italia è poco al di sotto dei 6 milioni di contribuenti (5.830.500), di cui circa il 39% svolge attività di tipo B2B, ossia Business To Business (2.297.500 unità) ed è, quindi, vincolato alla fatturazione elettronica (insieme agli 866 mila che operano anche in B2C, ossia Business To Consumer). Rimangono pertanto fuori, almeno per l’immediato futuro, gli operatori che emettono esclusivamente ricevute e scontrini (1.732.000 unità) e il milione circa di contribuenti autonomi che svolge attività in un quadro di regime agevolato. Per valutare i riverberi dell’obbligo di fattura elettronica, pare doveroso ricordare che le partite Iva, in larghissima misura, sono ditte individuali, che sono poco meno di tre milioni (2.745.000), mentre molto distanziate numericamente sono le società di capitali e le società di persone (rispettivamente 1.263.000 e 830 mila unità). Ma, soprattutto, sottolinea il Centro Studi Cnai che il novero maggiore di partite Iva è ripartito tra coloro che hanno redditi fino a 30 mila euro (che sono 1.934.000) e quelli che li hanno superiori ai 100 mila euro (1.563.000). Mentre è prevista l’estensione del regime forfettario 2019 per i 909.000 contribuenti aventi redditi tra i 30 mila e i 65 mila euro e l’aliquota fissa al 20% nel 2020 per i quasi 500 mila individui con redditi compresi tra i 65 mila e i 100 mila euro.

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