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Data Pubblicazione: 23/04/19
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Pubblicato su: IL SOLE 24 ORE

L’analisi di rischio sui crediti non spettanti o inesistenti portati in compensazione passa anche dalla fattura elettronica. Da un primo utilizzo dei dati Iva già raccolti con l’obbligo scattato per il commercio all’ingrosso di carburanti dal 1° luglio 2018 e per tutte le altre operazioni tra “privati” dall’inizio del 2019, l’agenzia delle Entrate ha bloccato 688 milioni di falsi crediti Iva, di cui 656 milioni non potranno essere utilizzati in compensazione. L’obiettivo di fondo è quello di utilizzare l’e-fattura per potenziare la compliance, quindi i comportamenti virtuosi dei contribuenti. Per centrare il traguardo, da mesi è stato attivato un tavolo tecnico a cui partecipano agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza in modo da definire l’utilizzo delle informazioni acquisite con le fatture elettroniche emesse e ricevute proprio nell’ottica dell’analisi di rischio. Nel mirino soprattutto, come emerso nelle prime operazioni antifrode, la creazione e loscambio di false fatture tra società cartiere. False fatture che generano falsi crediti utilizzati in compensazioni dirette o con accollo dei debiti di altre società o ancora ceduti ad altre società per abbattere altri debiti fiscali e contributivi. L’incrocio dei dati delle e-fatture ha permesso di mettere sotto osservazione le situazioni con crediti Iva molto elevati a cui però non corrispondevano documenti d’acquisto nel portale «Fatture e corrispettivi » oppure corrispondevano fatture d’acquisto emesse da soggetti con un elevato profilo di rischio. Ma c’è un altro fronte pronto al debutto nelle prossime settimane finalizzato sempre a migliorare la compliance. Le pagelle fiscali – o in gergo tecnico Isa (indicatori sintetici di affidabilità fiscale) – promettono a imprese e autonomi che riporteranno un volto elevato (potrebbe bastare anche un «8», come anticipato sul Sole 24 Ore del 10 aprile) l’esonero dall’obbligo del visto di conformità per la compensazione di crediti per un importo non superiore a 5omila euro annui per l’Iva e per un importo non superiore a 2omila euro per imposte dirette e Irap. Tutto dipenderà dalla messa a punto del provvedimento del sistema premiale per i nuovi indicatori, ancora oggetto di confronto tra tecnici dell’amministrazione finanziaria e rappresentanti delle categorie. In ogni caso, dalle simulazioni effettuate sulla base dati dell’ultimo anno d’imposta degli studi di settore, oltre i150% delle partite Iva interessate dai 152 Isa non semplificati (in totale quasi 3,6 milioni di attività produttive e professionali) potrebbe collocarsi oltre l’asticella del voto richiesto per incassare il premio relativo alle compensazioni. Una sorta di trade off che il Fisco propone: in pratica, a fronte di un’emersione maggiore nei dati dichiarati si può ottenere un beneficio in termini di minori adempimenti o maggiore elasticità. Un meccanismo che, qualora dimostrasse di funzionare, potrebbe fare da apripista ed essere ulteriormente esteso, eliminando così i vincoli per imprese e professionisti in regola e consentendo all’amministrazione finanziaria solo sui fenomeni più a rischio e sulle maxifrodi Iva.

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