Seleziona una pagina
Data Pubblicazione: 20/08/19
Pubblicato in: Economia
Scritto da: Angelo Picariello
Pubblicato su: AVVENIRE

Il Meeting prova a riannodare i fili del dialogo. Le alleanze si fanno e si disfano a Roma, come è naturale in un democrazia parlamentare. Ma da Rimini viene un invito chiaro alla vigilia del dibattito al Senato sul futuro del governo Conte, un invito a guardare alla realtà, agli interessi del Paese. Giorgio Vi ttadini aveva parlato per primo dell’esigenza di un «governo costituente». Lo ha ribadito, domenica aprendo la kermesse con al fianco la presidente di Palazzo Madama, Elisabetta Alberti Casellati, parlando del bisogno di «convergenze», di «rispetto», di «collaborazione per il bene comune». Non ha cambiato idea, il presidente della fondazione Sussidiarietà, considerato un po’ la mente “politica” della manifestazione riminese. «Può sembrare utopistico, ma non c’è altra strada per chi ha a cuore il bene del Paese», insiste. Di crisi ha preferito non parlare il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, invitando i giornalisti a rileggere, in merito, il suo intervento pubblicato su Avvenire il giorno dell’Assunta. Ma prima di un intervento a tratti sferzante – in cui ha richiamato l’esigenza di riformare un sistema che penalizza i giovani, che vede prevalere uno «spirito di corporazione e conservazione» basato su «consorterie e oligarchie, amicizie e spirito di clan» – l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve ha rimarcato che la crisi vera, «che va affrontata con tutte le forze, è quella economica», per cui «bisogna rimettere in moto una grossa macchina affinché si possa lavorare e produrre, bisogna incentivare l’industria, incentivare i posti di lavoro». La soluzione evidentemente, non può essere quella di rimandare questi problemi. «Ci vuole un po’ di coraggio a partire, se non si mette in moto la macchina tra tre anni siamo ancora qui a dire “la crisi”». Luciano Violante è da alcuni anni curatore delle principali mostre storiografiche del Meeting. L’ex presidente della Camera vede tre certezze che, insieme, fotografano l’attuale incertezza. «La prima è che non si vota. La seconda è che un governo si farà. La terza, che sarà difficile formarlo. E questo vuol dire che ognuno deve rinunciare a qualcosa». Il tema affrontato ieri da Violante è quello dei diritti e dei doveri. Sottolinea che, in Italia, si è parlato poco dei secondi. Ma, in una Repubblica parlamentare, dopo aver esercitato il diritto di voto, c’è il dovere del dialogo. Il problema che vede Violante è anche di «comunicazione politica», un sistema mediatico che porta a promettere quel che non è possibile mantenere, e i problemi si vedono in corso di legislatura, quando i nodi arrivano al pettine. Come se ne esce e con chi, ora? Violante non si sbilancia, ma si capisce che, da uomo delle istituzioni, vede Conte in vantaggio, per un “bis”. «Ora – dice – serve un governo onesto, capace e competente, qualità che Conte ha dimostrato di avere. E poi – conclude – la continuità nei rapporti politici ha un valore inestimabile, i nostri partner europei non sono abituati a cambiare interlocutore ogni anno». Un’esigenza di rimettere mano ai problemi veri, con spirito condiviso che è molto presente nel mondo cattolico. Segnala però anche il bisogno di un salto di qualità Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori, in questi giorni al Meeting: «Il punto di riferimento a cui guardare è l’orizzonte europeo – dice -. Ma serve una attenzione del tutto diversa ai corpi intermedi, se la politica vuol tornare a guardare alla realtà, ai temi veri, e non avvitarsi su se stessa, o sulle sfide muscolari, come accaduto in questo ultimo anno e mezzo».

Print Friendly, PDF & Email


TORNA ALLA RASSEGNA STAMPA

Print Friendly, PDF & Email