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Data Pubblicazione: 14/01/20
Pubblicato in: Edilizia
Scritto da: Sergio Trovato
Pubblicato su: ITALIAOGGI

Da quest’anno sono soggetti al pagamento dell’Imu i cosiddetti beni merce delle imprese edilizie, destinati alla vendita e non locati, seppure con un’aliquota ridotta dell’1 per mille, che i comuni possono aumentare fino al 2,5 per mille. L’aliquota può anche essere diminuita e azzerata. Questi beni, che hanno fruito dell’esenzione dal secondo semestre del 2013 fino al 2019, saranno esonerati dal pagamento dell’imposta municipale solo a partire dal 2022. E una delle novità contenute nella manovra di bilancio 2020 (legge 160/2019), che ha riscritto le regole che governano l’imposta locale. Dunque i fabbricati delle imprese edilizie, esenti dal tributo comunale dal 2013 al 2019, con la nuova Imu sono soggetti al pagamento per il 2020 e 2021. Lo prevede il comma 751 della legge di bilancio 2020, del quale è difficile capire quale sia il senso e la ratio. Fino al 2021, l’aliquota di base per i suddetti fabbricati è fissata nella misura dell’1 per mille. Alle amministrazioni comunali, però, è attribuito il potere di aumentare l’aliquota, fino al 2,5 per mille, di ridurla o, in alternativa, di azzerarla. Solo nel 2022 questi beni potranno tornare al regime di esonero, vigente fino allo scorso anno. Ex lege le imprese edilizie proprietarie di immobili, costruiti, invenduti, e non locati, devono assolvere all’obbligo annuale di dichiarazione Imu. Devono, infatti, attestarne lo stato contabile di «bene merce». Altrimenti, decadono dal diritto a godere del trattamento agevolato, anche sotto forma di riduzione dell’aliquota d’imposta. Va ricordato che anche l’articolo 2, comma 5-bis, del decreto legge 102/2013, che ne ha riconosciuto per la prima volta l’esenzione, ha espressamente subordinato il beneficio fiscale alla presentazione da parte delle imprese costruttrici della dichiarazione Imu entro il termine ordinario di scadenza. Nella dichiarazione le imprese devono attestare la sussistenza dei requisiti e indicare dettagliatamente gli immobili che hanno diritto a fruire dei benefici fiscali. La mancanza della presentazione della dichiarazione comporta quindi la non spettanza dell’agevolazione, pur se sono presenti tutti gli altri requisiti previsti dalla legge. In questo senso si è espressa la Commissione tributaria provinciale di Bergamo, con la sentenza 414/2018. Come recita la norma della legge di Bilancio, gli immobili devono essere costruiti dall’impresa che ne è titolare e devono essere destinati alla vendita. L’aliquota ridotta compete solo nel caso in cui i fabbricati siano di proprietà del soggetto che li ha costruiti (intestatario del permesso di costruire), con esclusione dell’ipotesi in cui fabbricati di nuova costruzione siano ceduti ad altri soggetti, pur se questi ultimi li destinino alla vendita. 11 beneficio è inoltre condizionato dal fatto che gli immobili non vengano locati, neppure per un breve periodo o anche per un solo giorno dell’anno, altrimenti perdono lo status di «beni merce». Il dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia ha chiarito che non deve essere riconosciuta l’esenzione Imu per i fabbricati classificati tra i beni-merce delle imprese costruttrici, se gli stessi siano stati locati anche solo per un breve periodo. Secondo il ministero l’agevolazione non spetta in caso di locazione e utilizzazione, anche temporanea, da parte delle imprese. Ila escluso la possibilità di un’esenzione proporzionale alla durata del periodo d’imposta in cui l’unità immobiliare non sia stata locata. Pertanto, non solo l’esenzione, ma anche l’aliquota ridotta non può essere riconosciuta ai fabbricati locati.

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