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Data Pubblicazione: 28/05/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Rosalba Carbutti
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

L’IMMAGINE è evocativa. L’Italia del 2014, quella del 40 per cento del Pd di Matteo Renzi alle Europee, tutta di rosso vestita, non c’è più. Oggi, a distanza di cinque anni, quel rosso resta solo in Trentino Alto Adige e in Toscana dove Dario Nardella (renziano) mantiene alta la bandiera del Pd che fu nella sua Firenze. In totale i dem tengono sei comuni, il centrodestra cinque. Nulla di fatto, invece, per il M5s che perde pure Livorno, la ormai ex ‘Stalingrado’ grillina. Per il resto, alla luce dei risultati definitivi del voto per Strasburgo, la Lega prende il posto del Movimento 5 Stelle come partito pigliatutto, riuscendo a sfondare oltre il tradizionale bacino del Centro-Nord e riuscendo ad allargarsi lungo tutto il territorio nazionale (salvo la Campania dove resta sotto il 20%) penetrando sia nelle roccaforti rosse sia nel Mezzogiorno. Ed è proprio il Sud – come emerge dall’analisi dell’Istituto Cattaneo – che sarà la ‘zona’ fondamentale di conquista. «L’elettorato – spiega il ricercatore Marco Valbruzzi – è estremamente mobile nel Mezzogiorno, per cui oggi in ballo per Lega, Pd e FI ci sono gli elettori delusi del M5s».
PER IL RESTO l’ondata leghista sorpassa il Pd anche in Emilia (33 per cento contro 31) e nelle circoscrizioni del Nord Est e del Nord Ovest tocca il 40%. Dati impensabili, prima di domenica, che disegnano una nuova Italia che tende sempre di più al verde leghista. Veniamo ai 5 Stelle, veri sconfitti di questa tornata elettorale. Anche se resistono al Sud è chiaro anche che – rispetto al 2018 – hanno perso consensi importanti, non riucendo a mobilitare il proprio elettorato. Ma è soprattutto il Nord dove non hanno (quasi) toccato palla. Il Movimento, in voti assoluti, perde 5,4 milioni di consensi rispetto alle Politiche e un milione di voti rispetto alle Europee 2014 a fronte degli 8 milioni guadagnati dalla Lega rispetto a cinque anni fa. E proprio da dove il «boom» dei grillini partì, il Sud, qualcosa non è andato come sperato da Di Maio. L’astensione è stata più alta e, dai calcoli del Cattaneo, il numero dei ‘disillusi’, cioè coloro che si sono spostati dai 5 Stelle al non voto, ha riguardato percentuali molto forti. Per il centro-Nord il discorso è diverso. A tradire Di Maio sono stati i ‘traghettati’, cioè i grillini che hanno fatto le valigie per trasferirsi nei lidi della Lega. Morale: i fedeli restano un terzo (o poco più) degli elettori delle Politiche. Se guardiamo alle Comunali, per gli stellati va ancopra peggio, visto che torna in ballo il vecchio bipolarismo centrodestra-centrosinistra in quasi tutte le principali città. Resta però un aspetto: ai ballottaggi il Movimento sarà l’ago della bilancia. «I grillini – continua Valbruzzi – tradizionalmente hanno sempre premiato i candidati di centrodestra, ma oggi, vista la competizione con la Lega al governo, non è detto che seguiranno la stessa linea».
E IL PD? È vero con il 22,7% ha superato il 18,7 delle Politiche e, soprattutto, il M5s, ma il suo – spiegano gli analisti – è un risultato in chiaroscuro. Inutile dire che, rispetto al 2014, il partito di Zingaretti ha perso oltre 4,7 milioni di voti, mentre confrontando il dato di domenica con quello del 4 marzo è tutta un’altra storia. In tutte le regioni italiane, infatti, il Pd ha guadagnato (in media) 4 punti percentuali. Ma con una certezza: i dem hanno tenuto rispetto all’astensione e anche rispetto alla fuga verso i 5 Stelle, ma non sono riusciti ad attrarre nuovi elettori (salvo quelli di Leu) e, soprattutto, a conquistare i grillini delusi.

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