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Data Pubblicazione: 02/12/19
Pubblicato in: Evasione fiscale
Scritto da: Claudia Marin
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

ROMA A meno di colpi di scena (più verosimili nel passaggio al Senato), la maggioranza ha trovato un’intesa sul nodo del carcere per i cosiddetti grandi evasori. Due emendamenti dei relatori riducono l’aumento delle pene per i comportamenti non fraudolenti, come la dichiarazione infedele e l’omessa dichiarazione, e rivedono, attenuandola, la disciplina della confisca per sproporzione, prevista per i reati più gravi. Ma, nello stesso contesto, estendono, però, la responsabilità delle imprese per i reati tributari commessi dai dipendenti. Una stretta che spinge i vertici di Confindustria a una reazione dura e drastica: «Ribadiamo la profonda preoccupazione per il continuo ampliamento della sfera penale ai fatti economici. Si tratta di un approccio iper repressivo e non è certamente questo proliferare di interventi penali, volti a criminalizzare il mondo dell’impresa, il modo corretto per combattere l’evasione e far crescere l’economia del Paese». Ma, tornando al merito del decreto fiscale in votazione nella notte in Commissione Finanze alla Camera, l’innalzamento complessivo delle pene è confermato. Sarà, però, meno consistente per i reati minori, quelli «occasionali», che non siano stati commessi con l’esplicita intenzione di frodare. Il compromesso dovrebbe mettere d’accordo il Movimento Cinque stelle, che vorrebbe norme più rigide, e Italia Viva, che invece non vorrebbe alcun inasprimento. Sono stati così attenuati gli aumenti delle pene per dichiarazione infedele e per omessa dichiarazione, con previsioni più soft sull’ordine di grandezza dei sei mesi o di un anno di carcere. Nessun ritocco all’innalzamento del carcere per altri reati. Per esempio: resta l’aumento più draconiano, quello da un massimo di sei anni ad uno di otto anni per la dichiarazione fraudolenta. Anche la confisca per sproporzione, che permette di aggredire beni che il condannato non potrebbe permettersi alla luce del suo reddito, è stata limitata ai casi in cui l’evasione fiscale sia «di entità rilevante», «prossima, nella maggior parte delle fattispecie, a centomila euro». A preoccupare gli industriali, però, è la previsione della responsabilità amministrativa delle imprese per i reati tributari commessi dai dipendenti. Si ipotizzano multe fino a un milione di euro. Ma anche il divieto di contrattare con la Pubblica amministrazione o l’esclusione da finanziamenti pubblici o la revoca dei contributi già ricevuti. Un conto salato per le imprese che viene aspramente contestato da Confindustria. Si puntualizza ulteriormente un altro nodo controverso: la norma che consente ai Comuni ad alta intensità turistica di alzare la tassa di soggiorno da 5 a un massimo di 10 euro. Dopo le proteste di Federalberghi e Federturismo, il governo ha precisato la portata del provvedimento. Il ministero per i Beni culturali ha spiegato che «riguarda pochissimi casi, come Firenze e Rimini», Comuni capoluogo di provincia che «abbiano avuto presenze turistiche in numero venti volte superiore a quello dei residenti». Per Roma e Venezia, invece, era già previsto.

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