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Data Pubblicazione: 11/07/19
Pubblicato in: Occupazione
Scritto da: Claudia Marin
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

L’ALLARME è di quelli diretti e immediati. «Nei prossimi 2-3 anni avremo bisogno di 5-6 mila lavoratori, ma non so dove andarli a trovare. Si tratta di carpentieri, saldatori…». A lanciare il nuovo, grave j’accuse sul mercato del lavoro (e della formazione) giovanile nel nostro Paese è l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, davanti alla platea della conferenza organizzativa della Cisl. Parole nette, che confermano quello che gli esperti definiscono «disallineamento» tra le competenze richieste dalle imprese e quelle costruite dal sistema scolastico-formativo. Parole che non risparmiano neanche le responsabilità degli stessi giovani e delle loro famiglie. «Abbiamo lavoro per 10 anni, cresciamo a un ritmo del 10%, ma – incalza il top manager – sembra che i giovani abbiano perso la voglia di lavorare». E, anzi, insiste, «da noi un lavoratore medio prende 1.600 euro al mese, invece c’è chi si accontenta di fare il rider a 500-600 euro. E non è che quest’ultimo sia un mestiere meno faticoso del saldatore. Purtroppo, abbiamo cambiato cultura».
DI CERTO, l’ad di Fincantieri non usa mezzi termini: «Sento parlare tanto di lavoro, crescita, infrastrutture, porti, autostrade ed aeroporti. Ma penso che, tra un po’ di tempo, avremo più università che laureati, più porti che navi, più aeroporti che passeggeri. Questi sono gli sprechi del Paese, vogliamo tutto ma vogliamo che lo facciano gli altri». Ma proprio la denuncia sulla rilevante carenza di profili tecnici di Bono sembra offrire il destro al ministro del Lavoro e dello Sviluppo per rilanciare il ruolo dell’Anpal: «Siamo pronti con l’Agenzia delle politiche attive a dare supporto a Fincantieri nel formare le maestranze di cui ha bisogno», annuncia Luigi Di Maio. Peccato, però, che non saranno certo i navigator (destinati comunque anch’essi a essere formati) a poter offrire supporto a Fincantieri: come si osserva da più parti, il capo grillino confonde i servizi per il lavoro (in Italia ancora largamente inefficienti) con quelli che si occupano di formazione.
TANT’È che, non a caso, il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, accusa: «Le dichiarazioni di Bono confermano che, nel nostro Paese, mancano investimenti e strumenti sufficienti per rilanciare formazione, riqualificazione professionale, Its, raccordo scuola-lavoro, apprendistato. Tutte priorità gravemente mortificate dal governo nell’ultima manovra». E, d’altra parte, sono ripetute e costanti le denunce di Confindustria sulla mancanza di profili indispensabili per mandare avanti la manifattura tricolore. Nell’ultima indagine, per esempio, si legge che saranno circa 193mila le figure professionali che «gli imprenditori cercano con urgenza» per assunzioni nel triennio 2019-2021 per meccanica, Ict, alimentare, tessile, chimica, legno-arredo, ma «uno su tre sarà introvabile».
DA QUI l’avviso di Vincenzo Boccia: «Serve avvicinare il mondo del lavoro alla scuola per aiutare i giovani a fare le scelte giuste». Come anche quello del vicepresidente per il capitale umano, Giovanni Brugnoli, che ha più volte sottolineato: «Se non cominciamo a far respirare a ragazzi e docenti, fin dalle scuole superiori, il profumo della fabbrica, sarà sempre più complicato riuscire a formare e trovare quei profili professionali che servono alla manifattura italiana digitalizzata più di ogni altra cosa. Le imprese sono affamate di talenti, ma non li incrociano».

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