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Data Pubblicazione: 10/10/19
Pubblicato in: Fisco e Tasse
Scritto da: Marco Mobili
Pubblicato su: IL SOLE 24 ORE

Doppia stretta sulle compensazioni, giro di vite sulle sanzioni penali tributarie, accorpamento dell’Imu con la Tasi sugli immobili e più potere ai comuni nella riscossione dei tributi locali. Ma anche un nuovo impulso alla lotta alle frodi da quelle sui carburanti a quelle sulle auto, nonché misure ad hoc per contrastare il gioco illegale. Inizia a prendere forma il decreto fiscale collegato alla manovra di bilancio con cui il Governo punta a recuperare buona parte dei 7 miliardi indicati dalla Nadef sotto la voce lotta all’evasione. Nota di aggiornamento al Def su cui ieri il Senato ha dato il via libera alla risoluzione di maggioranza (169 sì, 124 no e y astenuti) che impegna il Governo, tra l’altro, a una riforma dell’Irpef e alla promozione delle misure di welfare e all’implementazione di interventi in favore delle famiglie, con particolare riguardo all’azzeramento delle rette per gli asili nido peri redditi medi e bassi (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Il decreto legge antievasione e il Ddl di bilancio, secondo le intenzioni dell’Esecutivo, potrebbero essere approvati tra lunedì e martedì contestualmente all’esame di Palazzo Chigi del Draft budgetary pian da inviare a Bruxelles entro la mezzanotte del 15 ottobre. Fuori dal decreto fiscale dovrebbero restare le tasse ambientali. Tra queste riprende quota la sugar tax (0,25 cent) applicata alle bevande gassate e zuccherate. «La norma è pronta – ha detto ieri il viceministro all’Economia, Laura Castelli – si deciderà in questi giorni se metterla ora in manovra o lasciarla alla discussione del Parlamento, è un intervento molto caro ai 5 Stelle». Nessun dubbio invece sul dare la cacáa alle indebite compensazioni ora diventate il cuore del pacchetto antievasione. Come ha detto ieri il viceministro all’Economia Antonio Misiani al Senato il Governo punta al «contrasto delle compensazioni indebite» e a un «migliore incrocio delle banche dati già in possesso dell’amministrazione finanziaria che sono potenzialmente uno strumento importantissimo per controlli mirati nei settori a più alto rischio». Da questi incroci nasce l’idea di una doppia stretta sulle indebite compensazioni. Oltre alla piattaforma tecnologica studiata dall’Inps per certificare i crediti previdenziali, il Fisco punta sia ai crediti delle imposte dirette (Irpef, Ires) e dell’Irap sia alle somme chieste a rimborso da cittadini e pensionati direttamente con i modelli «730» e «Redditi». Nel primo caso, l’ipotesi che potrebbe trovare posto nel Dl antievasione sarebbe quella di estendere a tutte le compensazioni le regole oggi in vigore per quelle Iva. In sostanza per recuperare in compensazione un credito Ires, Irpef o Irap superiore a 5.000 euro, oltre al visto di conformità, prima di poterlo utilizzare a riduzione di debiti fiscali (compensazione verticale), contributivi o locali (compensazione orizzontale) il contribuente dovrà indicarlo in dichiarazione. Se così sarà vorrà dire che per compensare i crediti Ires, Irpef o Irap imprese e professionisti dovranno attendere almeno dicembre, visto che ormai il termine per l’invio telematico del modello «Redditi»è stato spostato a regime al 3o novembre. L’altra stretta sulle compensazioni arriva da «73o» e «Redditi» delle persone fisiche. In particolare da quelle precompilate. L’operazione dovrebbe prevedere la possibilità per il Fisco di “decurtare” l’importo dei rimborsi spettanti delle eventuali somme iscritte a ruolo di cui il contribuente è debitore.In sostanza a “compensare” questavolta è lo Stato che prima di riconoscere il diritto al rimborso azzera o riduce eventuali imposte dovute e non pagate dal cittadino. Per fare un esempio se un contribuente ha diritto a un rimborso di i.000 euro annui per detrazioni (come quelle per spese mediche o lavori di ristrutturazione) ma ha pendenti con la riscossione somme per 400 euro, il contribuente si vedrà ridotto l’importo spettante a 600 euro. In questo modo si taglierebbero i tempi di recupero delle somme dovute allo Stato, si punterebbe a ridurre il contenzioso (se la lite non è stata ancora avviata) mentre dal punto di vista del contribuente il debito non finirebbe per lievitare tra interessi e somme dovute perla gestione della cartella esattoriale. Un efficientamento della riscossione che potrebbe garantire all’Erario centinaia di milioni di euro. 

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