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Data Pubblicazione: 08/06/19
Pubblicato in: Illegalità
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Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

I SIGILLI anti-inquinamento sono scattati in una stamperia a conduzione cinese nella zona di San Giorgio a Colonica. A scoprire che i macchinari della ditta erano tutti installati e utilizzati senza autorizzazioni ambientali, è stato un blitz interforze che ha visto impegnati gli agenti della polizia municipale con i tecnici della prevenzione di Arpat e che si è concluso con il sequestro degli impianti usati per il processo di stampa transfert da carta a tessuto. Al momento del sopralluogo, nel magazzino erano al lavoro tredici operai, di cui tre clandestini cinesi che sono stati accompagnati al comando di polizia municipale per il fotosegnalamento. Altre sette persone, tra cui un pakistano, sono risultate a «nero»; motivo per il quale l’ispettorato del lavoro ha sospeso l’attività della tintoria. Le emissioni derivanti dal processo di stampa, mediante l’utilizzo di prodotti chimici cinesi, avrebbero dovuto essere convogliate a un impianto di abbattimento a umido, a garanzia del successivo passaggio nell’ambiente circostante, in realtà mai realizzato. Durante il blitz è stato accertato dal personale dell’Asl, che il locale indicato catastalmente quale ‘spogliatoio per il personale addetto’, era invece usato come mensa: all’interno di un mobile c’era cibo cotto, in situazione di allarme igienico sanitario. Inoltre la documentazione amministrativa sui rifiuti carente ha portato a una multa ambientale. La polizia municipale ha elevato sanzioni per circa 1.500 euro. Numerose violazioni sono state contestate anche dai vigili del fuoco: mancanza di uscite di sicurezza e di corsi di formazione per il personale dipendente, utili a garantire l’incolumità degli operatori in caso di incendio. La titolare della ditta, Y.M. di 44 anni, era assente perché in viaggio in Cina, ma è stata comunque denunciata per reati ambientali e per sfruttamento di manodopera, dovrà scontare una pena che prevede l’arresto da tre mesi a un anno o pagare un’ammenda da 2.600 a 26mila euro.

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