Seleziona una pagina
Data Pubblicazione: 04/12/19
Pubblicato in: Giustizia, Politica
Scritto da: Elena G. Polidori
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

ROMA La giustizia agita, quasi fino a burrasca, le acque nella maggioranza. Al centro del tavolo c’è la questione della prescrizione, che dal primo gennaio prossimo, in base a una legge del precedente governo, è destinata a essere cancellata dopo la sentenza di primo grado. Una misura osteggiata dalle opposizioni ma che non convince nemmeno Pd e Italia viva, con i dem pronti a salire sulle barricate per ottenere un rinvio. Ieri, intanto, la Camera ha respinto, con 269 voti contrari, la richiesta avanzata da FI di procedere con l’urgenza all’esame della pdl Costa sullo stop all’entrata in vigore della riforma. Hanno votato contro l’urgenza M5s, Pd e Leu, mentre i renziani non hanno partecipato al voto, favorendo il governo. A chiedere l’urgenza FI, FdI e Lega. La maggioranza ha tenuto, ma i dem, dopo un’assemblea dei gruppi, hanno lanciato un chiaro avvertimento. «O si trova una quadra in tempi brevissimi o, se resta il muro eretto dal M5s, come Pd presenteremo un pdl autonomo di riforma della prescrizione per avere meccanismi di garanzia della durata del processo», hanno spiegato i dem. Di lì a poco, però, è arrivato un nuovo stop da parte dello stesso ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Che pur apprezzando il «messaggio di compattezza» arrivato dal voto dell’Aula («Può essere – ha aggiunto – un buon momento per chiudere finalmente sulla riforma del processo penale») ha però ribadito: «Si tratterebbe di un enorme passo indietro, mentre siamo a pochi passi da una svolta». Con quella proposta, infatti, avrebbe spiegato il ministro, invece che far prescrivere i reati, si fanno prescrivere i processi e, quindi, rispetto al tema della prescrizione, si tornerebbe al punto di partenza. A rafforzare la posizione di Bonafede, anche le parole di Luigi Di Maio: «Con il presidente Conte siamo in piena sintonia anche sul tema della prescrizione». Aggiungendo che «l’unico scenario che vedo, se si verificasse che il Pd vota con Salvini e Berlusconi una riforma della giustizia, è un Nazareno 2.0. E non credo che sia possibile». Un altro muro, dunque, dopo il Mes, si erge pesante tra i due alleati di governo, con il partito di Zingaretti che, proprio con le parole del segretario, sembra risoluto nel non cedere: «Non si può rimanere sotto processo per un tempo indefinito, per lunghissimi anni. Senza un accordo, nei prossimi giorni, andremo per la nostra strada». I margini di trattativa ci sono ancora, anche perché i dem puntano non già a un disegno di legge proprio, i cui tempi sarebbero troppo lunghi per evitare «i danni che causerebbe l’interruzione della prescizione per altro incostituzionale», spiega il costituzionalista Stefano Ceccanti del Pd, quanto su un intervento diretto del premier Conte che, attraverso la misura del decreto milleproroghe, ultimo a essere votato nell’anno, possa ritardare l’entrata in vigore della legge «di almeno sei mesi, al massimo un anno – è parola di Alfredo Bazzoli del Pd – in modo da approvare la riforma del processo penale; ma senza lo stop è chiaro che la maggioranza di governo avrebbe seri, serissimi problemi». La giustizia, insomma, potrebbe trasformarsi in pietra d’inciampo per il Conte 2.

Print Friendly, PDF & Email


TORNA ALLA RASSEGNA STAMPA

Print Friendly, PDF & Email