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Data Pubblicazione: 13/08/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Andrea Bonzi
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

ROMA – IN PRIMA FILA c’è Flavio Briatore. L’imprenditore del Billionaire non solo plaude Matteo Salvini «per aver sciolto la società con i 5 Stelle» e lancia un possibile «Movimento del Fare», ma si dice pronto a valutare l’entrata in una futura squadra di governo a trazione leghista: «Potrei anche dire di sì – spiega a Il Foglio –, a patto di esser messo nelle condizioni di fare le cose». È in buona compagnia, Briatore. Il numero uno di Confindustria Veneto, Matteo Zoppas, al nostro giornale, si è detto contento della «rottura» tra Lega e 5 Stelle, e il collega a capo degli industriali lombardi, Marco Bonometti, ieri ha lanciato un appello: «Altro che inciuci, serve una soluzione trasparente. Si vada a votare subito, per rispettare la volontà del popolo», espressa «in modo chiaro» alle Europee.
LA LISTA è lunga: a mezzo stampa si sono schierati con il leader del Carroccio industriali come Tonino Lamborghini («Non vedo l’ora di andare alle urne»), Sandro Riello, numero uno di Aermec («Siamo terrorizzati da un’ipotesi di Monti bis») e il presidente degli imprenditori ippici, Enrico Tuci («L’Italia e il nostro settore hanno bisogno di un governo forte con Salvini come primo ministro»). Posizioni condivise da Gimmi Baldinini, imprenditore della pelletteria che guida un’azienda da 100 milioni di fatturato: «Torniamo a votare, subito. C’erano troppi galli nel pollaio, il Paese ha bisogno di altro, di serenità e stabilità, non confusione». Meglio puntare, dunque, sul leader del Carroccio: «Ho conosciuto Salvini e devo dire che mi sembra una persona positiva, anche umile, io credo in lui. Non poteva continuare a farsi mettere i bastoni tra le ruote dai 5 Stelle». IL
FRONTE che sostiene l’ipotesi di un governo di transizione per scavallare l’anno, mette però sul piatto lo spettro dell’aumento dell’Iva e dell’esercizio provvisorio. Non sarebbe una mazzata per l’economia italiana e le imprese? «Sono eventualità antipatiche – continua Baldinini –, ma come si faceva ad andare avanti? Io ho sempre votato per Berlusconi, ma ora mi sembra che Salvini sia l’unico in grado di dare una svegliata al Paese».
LA POSSIBILITÀ di impennata dell’Iva non preoccupa più di tanto Luigi Bravi, che guida l’impresa alimentare Orva, con 270 dipendenti. «Anche se ci fosse un aumento – ragiona Bravi –, se l’industria italiana viene messa nelle condizioni di crescere, reagisce in modo positivo e torna a distribuire più ricchezza, i consumi non ne risentirebbero». L’importante, insiste Bravi, «è che non si diano più soldi a chi non fa niente», riferimento non casuale al reddito di cittadinanza grillino. Nel mirino dell’imprenditore c’è soprattutto «la burocrazia, un macigno per le aziende italiane. Ho fatto 150 assunzioni e investito milioni, servono incentivi per creare opportunità». Chi può cambiare le cose? «I partiti oggi non esistono più, l’importante non sono le maglie che si indossano, ma chi c’è dentro quelle casacche. Salvini mi sembra che qualcosa abbia fatto e voglia fare, diamogliene modo».
MA IL MONDO dell’impresa non è tutto schierato per il Capitano. Fabio Storchi, già presidente di Federmeccanica e numero uno di Unindustria Reggio Emilia, non nasconde che «la situazione sia complessa e delicata». E ripone le sue speranze nel presidente della Repubblica: «Confidiamo che Mattarella sappia trovare il modo per riportare la stabilità in questo Paese – auspica –. La situazione non è facile, soffre tutta l’industria europea e in particolare quella italiana, è il momento di ragionare in modo lucido, senza farsi trascinare dalle emozioni». Dunque, niente voto in autunno? «Non posso essere io a dirlo – osserva Storchi –, il Quirinale troverà la strada migliore per uscire dall’impasse. L’idea di un possibile aumento Iva ci spaventa, sarebbe un’ulteriore mazzata ai consumi interni. Va scongiurato, così come l’innalzamento dello spread che, con il debito pubblico che abbiamo, ci penalizza tutti».
PRUDENTE anche Maurizio Marchesini, presidente di Marchesini Group: «Di sicuro, non sentiremo la nostalgia di questo governo. Dal punto di vista degli imprenditori, ha fatto solo danni». Ma l’ex numero uno di Confindustria Emilia Romagna guarda oltre: «Non posso giudicare io se sia bene andare alle urne o sia meglio un esecutivo di transizione, però sono molto preoccupato di quello che nascerà dopo». In che senso? «Salvini dice che eviterà l’aumento Iva, che taglierà le tasse e farà ripartire i cantieri – argomenta Marchesini –. Tutto giusto, ci mancherebbe. Ma dove trova i soldi? Se finanzia queste misure in deficit, ci attiriamo non solo gli strali dell’Ue ma il giudizio negativo del mondo finanziario. È un gioco molto pericoloso».

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