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Data Pubblicazione: 12/08/19
Pubblicato in: Economia
Scritto da: Rosalba Carbutti
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

«UNA ROTTURA ci voleva. Basta proclami, liti, continui rimpalli. Vogliamo un governo che vada in un’unica direzione. Vogliamo essere governati da chi mette l’impresa al centro. Vogliamo fatti». L’appello, accorato, è del numero uno di Confindustria Veneto, Matteo Zoppas, critico da giorni, settimane e mesi sul governo giallo-verde. E, con lui, gli imprenditori del Nord-Est da sempre vicini alla Lega, ma in attesa di vedere dove porterà la Lega nazionale di Matteo Salvini.  Zoppas, l’esecutivo è al capolinea. Il Nord-Est festeggia? «Una rottura degli schemi era necessaria. Matteo Salvini si è preso questa responsabilità. Ora vediamo dove ci porterà. Di certo, non sarò io a suggerire alternative, tocca al Parlamento e al capo dello Stato Mattarella. Io dico solo che dell’immobilismo di questo governo eravamo stanchi». Insomma, Salvini ha fatto bene? «Non è questo il punto. Penso ai contenuti, a ciò che serve all’Italia. Qualunque governo verrà dopo questo deve mettere al centro l’impresa. E dico l’impresa apposta: non l’imprenditore». Crede che la Lega non abbia fatto abbastanza? «Salvini, come detto, si è preso la responsabilità di sbloccare la situazione. Ha fatto un’ammissione di colpa: le cose non stanno andando come devono. Mi spiace, ma in questo sono stato premonitore. L’Italia è in stagnazione, il cuneo fiscale non scende, la competitività straniera aumenta a discapito della nostra. Non ci vuole la palla di cristallo per dire che il futuro non è roseo». Il Veneto, il Nord, gli imprenditori, che cosa auspicano? «Che si facciano l’autonomia, si vada avanti con le infrastrutture, la Tav in primis, si abbassi finalmente il cuneo fiscale. In quest’anno di governo ho sentito proclami e promesse, ma l’impresa, invece di essere considerata fondamentale per questo Paese, è stata più volte messa sul banco degli imputati. Inaudito». È d’accordo con il suo collega Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, che ha parlato di un «governo di sonnambuli»? «Di sicuro serve un esecutivo che faccia le cose fino in fondo. Non che litighi e faccia dichiarazioni solo per accrescere il proprio consenso. Questo lo può fare un singolo partito o serviranno alleanze? Chissà. Ciò che conta è che chi prenderà la guida del Paese sappia quale direzione prendere. Come si è visto, un contratto di governo non basta». Mettiamo che si crei un esecutivo Pd-M5s. Crede che potrebbero andare nella stessa direzione?  «Non voglio entrare nelle dinamiche politiche. Di certo non vorrei che si ricreassero situazioni in cui la maggioranza diventa anche opposizione. Meno chiacchiere. Bisogna far ripartire l’Italia, visto che il motore si è inceppato».  Tornare al voto è la soluzione? «Non sono io a doverlo dire. Che si vada alle urne, che si crei un altro governo, tocca comunque alla politica indicare la strada da prendere. Di certo so quali sono le priorità: impresa, occupazione, crescita, l’autonomia». C’è poi il rischio dell’aumento dell’Iva… «Siamo preoccupati per questo. Un aumento avrebbe effetti devastanti: sull’economia, sui mercati, sul lavoro. L’obiettivo deve essere la crescita, facendo grande attenzione al deficit e a tenere sotto controllo lo spread».

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