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Data Pubblicazione: 11/01/19
Pubblicato in: Infrastrutture, Politica
Scritto da: Antonella Coppari
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

PER CAPIRE lo stato dei rapporti tra i soci di maggioranza bisogna focalizzarsi sulla Tav. Nulla come la Torino-Lione ha un peso simbolico e determinante sia per la Lega sia per i 5stelle. Assai più dirimente del nuovo fronte sulle trivelle che si è aperto ieri. Perché riassume tre aspetti: la questione in sè, che si trascina da decenni. È una bandiera cui entrambi i movimenti non vogliono rinunciare. E dunque, un termometro attendibile della salute della maggioranza.
LA STORIA è nota: la perizia sui costi-benefici (quasi 80 pagine) planata sulla scrivania del ministro Toninelli dice che i lavori vanno bloccati. Pur ribadendo il «no» dei 5stelle all’opera, Di Maio annusando l’aria minimizza, consapevole che – come afferma Beppe Grillo – la decisione alla fine sarà politica: «È solo uno studio preliminare». Dalle Infrastrutture fanno sapere che lo studio (una volta completato con la perizia giuridica) sarà condiviso con la Francia, la Ue e l’esecutivo, per essere reso poi pubblico. Oramai il succo è trapelato, e la reazione di Salvini è secca: «Si va avanti. Se c’è un’opera a metà, meglio finirla». Osserva il capo dei deputati leghisti, Molinari: «Siamo sempre stati favorevoli». Ragion per cui domani lui andrà a Torino alla manifestazione pro-Tav: «Ognuno partecipa senza bandiere: non è contro il governo», dice nelle ore in cui il suo leader rilancia il referendum consultivo: «Nessuno potrebbe fermare una richiesta popolare». Un affronto, per M5S: «La Lega in piazza è uno schiaffo in faccia – tuona Airola – Così il governo non va da nessuna parte». Il viceministro Rixi getta acqua sul fuoco: «Io non partecipo alla manifestazione. Ma cerchiamo una sintesi in un vertice a tre: Italia-Francia-Ue». Il malumore monta: «Il referendum si fa solo se necessario», avverte Toninelli.
SAREBBE già grave se questa fosse l’unica ferita, ma M5s e Salvini sono divisi su tutto: ci mancava solo la lite sulle trivelle per complicare la vita a Conte. Tema meno identitario per il leghisti della Tav, pur facendo parte dello stesso capitolo: i modelli di sviluppo. Per Di Maio & co. accettare le trivellazioni dopo anni passati a combatterle è impossibile. Lo sa bene il Carroccio che affonda il coltello sull’emendamento del Mise al decreto Semplificazione che azzera 36 autorizzazioni, incluse quelle nel mar Ionio. «Lo stop è sbagliato, il Paese deve andare avanti», tuonano i sottosegretari leghisti Gava e Galli. Immediato l’altolà grillino, per bocca del sottosegretario Di Stefano che mette su twitter una foto del segretario leghista con una maglia no-trivelle: «Salvini riporti i suoi sulla giusta strada». Fino a ieri sarebbe stato certamente così, nel nuovo clima di guerra che lacera la maggioranza è meno certo. Sibillino e poco rassicurante infatti il commento di Salvini: «Si può tutelare l’ambiente senza fermare lo sviluppo». Del resto, oramai non si tratta più di questo o quel dissenso ma di uno scontro a tutto campo che rischia quotidianamente di divampare.

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