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Data Pubblicazione: 04/11/19
Pubblicato in: Fisco e Tasse
Scritto da: Ettore Maria Colombo
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

Un’altra giornata di polemiche e fibrillazioni, dentro la maggioranza. Ma, a consuntivo, la partita, ieri, l’ha vinta l’ex rottamatore, oggi ‘disturbatore’, Renzi. Infatti il titolare del Mef, Roberto Gualtieri, fa retromarcia sulla plastic tax: a chiederglielo, a gran voce, erano in tanti. Renzi, ovviamente a sera esulta: «Fiume di polemiche contro di me. Ora retromarcia in corso sulle nuove tasse (plastica e auto aziendali) Bene! Apprezzo il buon senso del ministro Gualtieri», scrive su Twitter. E pensare che, con il premier che non risponde, per ora, alle provocazioni di un Renzi che vuole continuare la legislatura ma non con lui alla guida, l’asse tra Pd e M5s era sembrato saldo tutto il giorno. L’obiettivo era puntellare un esecutivo traballante in vista del percorso parlamentare della manovra che si apre proprio oggi al Senato. I due partiti avevano deciso di ribattere colpo su colpo agli attacchi di Renzi: Zingaretti e Di Maio difendono l’impianto della legge. Il leader dem torna ad avvertire: o si ragiona su eventuali modifiche in termini unitari o non ha senso andare avanti, il leader M5S difende a spada tratta la tassa sulla plastica. Poi, parla Gualtieri. Da un lato il titolare del Mef punge Renzi («sarebbe meglio evitare di fare opposizione al posto di Salvini», osserva ricordando la collegialità delle scelte sulla manovra in Consiglio dei ministri dove non si era levato un fiato), dall’altro dà ragione a Renzi nella sostanza. In un’intervista al Tg3 ribadisce sì che «dobbiamo ridurre l’utilizzo della plastica monouso», ma poi apre alle modifiche: «Occorre rimodularla bene e sono pronto a discuterne». L’appello accorato di Bonaccini, che si gioca la riconferma in Emilia-Romagna in una sfida al coltello con Salvini, è andato a segno. Il ministro dell’Economia ha sentito il governatore: «Ho posto il problema di rimodulare la plastic tax», spiega Bonaccini fiducioso sulla possibilità che «sia modificata». I toni, però, nella maggioranza restano molto ruvidi, più da avversari che da alleati. Renzi torna sul ruolo del premier Giuseppe Conte e, pur garantendo di «non essere contro qualcuno», dice sprezzante: «Chi se ne frega di Conte». Il presidente del Consiglio resta silente, ma i suoi parlano dell’atteggiamento del capo di Italia Viva come «figlio di infantilismo politico mirato ad aumentare il suo potere contrattuale dentro il governo». A difesa dell’esecutivo e del premier si schierano tutti i big di Pd e M5s. ‘Isolare’ Italia Viva e circoscrivere l’incendio, è il mandato di Pd e M5s, convinti che sulla manovra si gioca la prova del nove della tenuta del governo. Ma Renzi non demorde e prepara i suoi alla battaglia parlamentare a colpi di emendamenti: «Sui giornali ci criticano, ma in Parlamento ci daranno ragione e voteranno con noi contro i micro-balzelli, vedrete». Il rischio, però, è che, essendo corta la coperta, per togliere le microtasse si colpiscano i provvedimenti-bandiera di altri. Infatti al responsabile economico di IV Luigi Marattin, che propone di far slittare il taglio del cuneo fiscale da luglio ad ottobre, ribatte a brutto muso il Pd: «Come un moscone che sbatte contro il vetro Renzi e i suoi, continuano nel loro incontenibile populismo fiscale che colpisce il taglio delle tasse ai lavoratori dipendenti», attaccano dal Nazareno. Salvini minaccia: «Li inchioderemo in Parlamento giorno e notte». Il rischio dell’incidente parlamentare, sulla manovra, è dietro l’angolo. Il governo non potrà fare altro che mettere la fiducia, specie al Senato, dove i numeri sono risicati, ma su quale testo? Le microtasse (sugar tax, plastic tax, auto aziendali) ci saranno? A oggi ancora non si sa.

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