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Data Pubblicazione: 10/02/19
Pubblicato in: Alimentare
Scritto da: Silvia Bini
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

C’È IL DIVIETO di accesso, il divieto di caccia, il divieto di fumare e ora anche il divieto di inzuppo. Ebbene sì. Ad istituirlo sono stati i puristi del vinsanto che ritengono quasi un insulto il gesto di bagnare i cantuccini nel pregiato liquore. Ed ecco che scatta il diktat, oggi addirittura indicato sull’etichetta di un’azienda di Gaiole in Chianti con tanto di logo disegnato apposta: una lente che ingrandisce un bicchiere con un biscottino all’interno. Il tutto barrato da una bella linea rossa, simbolo di divieto. Bandito il biscotto simbolo di Prato, quello con le mandole croccanti all’interno, che non può mancare alla fine di ogni pranzo toscano che si rispetti. Va consumato da solo: è l’invito dei produttori vinicoli. Ma i pratesi, qui dove i cantucci sono nati, non la pensano così. Letizia Pandolfini, che insieme alla famiglia gestisce il biscottificio Mattei, ‘padre’ dei biscottini di Prato ha un’idea assai chiara: «Capisco che un sommelier non approvi, ma qui da noi tuffare i biscotti nel vinsanto è una tradizione. Lo si fa da generazioni e prima ancora del vinsanto in qualsiasi vino liquoroso». Se è una tradizione che resiste così tanto nel tempo un motivo ci sarà. «Inzuppare il cantuccio nel vinsanto in Toscana è un’abitudine oltre che un piacere», sorride il pasticciere Paolo Sacchetti. «Di certo i bricioli del cantuccio inquinano il vino, ma il piacere che dà questo rito non ha prezzo. E’ vero che il vinsanto viene alterato nel sapore, ma non si tratta di una degustazione bensì dell’ultimo godimento alla fine di un pranzo. È come inzuppare la brioche nel caffellatte, piace a chiunque». Un divieto che fa sorridere i pratesi, da secoli avvezzi al gesto dell’inzuppo. Talmente avvezzi da esportarlo fuori città: a chi non è capitato di portare agli amici un pacco di cantuccini e una bottiglia di vinsanto per insegnare ai forestiri il gesto in tuffare il biscottino nel liquore a fine pasto? Un rito capace di strappare sorrisi oltre che compiacere il palato. Eppure non la pensano così nell’azienda «Rocca di Montegrossi» a Gaiole in Chianti, provincia di Siena. Tanto che l’azienda, sulla sua pagina Facebook, lo scrive anche in inglese: «Do not dunk #biscotti in our Vin Santo!», tradotto: «Non inzuppare i biscotti nel vinsanto», per farlo capire anche ai tanti estimatori stranieri. «Questa operazione non s’ha da fare», ribadisce ancora un altro post. «Il vinsanto toscano e i cantuccini sono due prodotti d’eccellenza che si sposano alla meraviglia. E che insieme rappresentano un’ulteriore eccellenza unica al mondo», è il commento dell’assessore allo sviluppo economico Daniela Toccafondi. «È chiaro che se si decide di degustare il vinsanto in tutto il suo sapore allora non si possono inzuppare i biscotti, ma questa è un’altra storia…», conclude col sorriso. Tra favorevoli e contrari il dibattito è aperto. E tiene banco.

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