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Data Pubblicazione: 09/10/19
Scritto da: Silvia Bini
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

RALLENTA anche il meccanotessile. Le ottime performance del 2018 non hanno trovato conferma nei primi sei mesi del 2019 dove la produzione industriale ha subito una diminuzione del -2%. A giocare un ruolo sfavorevole per il comparto è l’instabilità politica internazionale, la guerra dei dazi e il clima teso tra Cina e Stati Uniti così come la chiusura del mercato iraniano. Una situazione di incertezza che si traduce con una frenata della produzione per le industrie pratesi. «La situazione geopolitica attuale non facilita i piani di investimento e crescita. Tutto questo si traduce in una riduzione del mercato estero che per il meccanotessile rappresenta oltre l’80% del fatturato – commenta Alessandro Zucchi, presidente di Acimit – Nei primi due trimestri del 2019 i mercati esteri sono stati avari di soddisfazioni per le aziende meccanotessili come testimonia il calo dell’indice degli ordini». Le buone speranze dopo Itma Barcellona di giugno non si sono ancora tradotte in ordini: «È stata una fiera che aveva lasciato ottimi presupposti anche per la qualità dei visitatori, purtroppo circa il 40% delle promesse di acquisto non si sono tradotte in fatti anche a causa dell’incertezza dei mercati». Gli stabilimenti di produzione del meccanotessile pratese sono 25, per un totale di 410 addetti; a questi si aggiungono altre 70 unità locali con ulteriori 300 addetti (dati Istat), in maggior parte officine artigiane produttrici di componentistica. Il settore conta, quindi, complessivamente 95 unità locali e 710 addetti. «Rispetto allo scorso anno il settore può vantare numeri molto meno soddisfacenti: il 2019 si è aperto con una diminuzione della produzione industriale del settore meccanico pratese che coincide sostanzialmente con il meccanotessile, del -2% nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2018 – aggiunge il vicepresidente pratese di Acimit Andrea Piattelli – Anche l’export, che è il nostro punto di forza, dato che il 60% della produzione viene venduto all’estero, segna il passo in questo 2019, dopo un 2018 che ha visto un aumento in valori del +2%. Scontiamo il rallentamento dell’economia mondiale e un clima di incertezza che scoraggia gli investimenti».

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