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Data Pubblicazione: 13/01/20
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Elena G. Polidori
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

ROMA Luigi Di Maio spera di arrivare agli Stati Generali del M5s previsti per marzo ancora saldamente leader del Movimento. «Fare il capo politico non è una cosa semplice – ha commentato ieri – sembra che mi diverta a lavorare senza sosta. Se tre persone firmano un documento ok, le rispetto, ma non mi si venga a dire che è quello che chiede la base. Nel M5s decidono gli iscritti, da sempre. Molte persone che contestano questo metodo dimenticano di essere in Parlamento proprio grazie ad esso. Prima andava bene e ora no?». Dunque, «Luigi non molla», dicono anche autorevoli fonti del Movimento che sottolineano: «Non esiste alcuna idea di ‘affiancamento’ a Di Maio leader, né tantomeno è prevista una presenza femminile per riequilibrare il genere ai vertici. Quello che serve è un ricambio, netto. Che può esserci solo senza Di Maio». La sindaca di Torino, Chiara Appendino, si è subito sfilata («sono concentrata su Torino, nessun affiancamento a Di Maio») mentre Roberta Lombardi è da tempo su posizioni politiche distanti da quelle del leader. Di Maio, dunque, resiste. E agita il pugno duro contro i morosi sulle rendicontazioni: 35 mail sarebbero state spedite dai probiviri M5s ai ‘colpevoli’, otto dei quali starebbero a un passo dall’espulsione, secondo indiscrezioni. Ma al suo tentativo di non mollare e dimostrare intransigenza sulle regole, si contrappone l’insofferenza tra le fila dei parlamentari grillini. Altri esponenti di rango si dicono pronti a lasciare il M5s se Di Maio non fa un passo indietro. L’ex ministro Giulia Grillo, per esempio. Che ieri è stata netta: «Basta con Di Maio o si cambia o me ne vado, serve una svolta ora siamo una struttura verticistica senza pesi e contrappesi. All’inizio il capo politico doveva essere una figura marginale e invece si è data un’interpretazione del ruolo come se dovesse essere l’uomo solo al comando». Una profezia di sventura la lancia anche l’ex senatore stellato Gianluigi Paragone: «Il Movimento sta implodendo». E aggiunge: «Farò qualcosa con Alessandro Di Battista, per essere ancora antisistema, ma nulla di politico». Si parla di uno spettacolo teatrale di denuncia, ma quello che emerge anche da questa iniziativa futura dà l’idea dello sfaldamento che si vive in queste ore nelle file stellate solo per il tentativo di Di Maio di difendere la sua posizione a oltranza. E con la sua, quella della piattaforma Rousseau e di Davide Casaleggio. Accanto a lui i fedelissimi che anche ieri non hanno mancato di rinnovargli la fiducia come i ministri Spadafora e Bonafede, e il viceministro dello Sviluppo Economico Buffagni, che parlano di «attacchi da parte di una minoranza» e in vista degli Stati Generali dicono: «Vediamo chi lo sfiderà». Intanto sotto i riflettori è finita la neoministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, accusata di aver copiato parti della sua tesi per la laurea di specializzazione conseguita nel 2009 all’università di Pisa. Dalla Lega si è alzato un coro unanime per chiedere le sue dimissioni. Piccata la risposta della diretta interessata: «Salvini non distingue laurea da tirocinio».

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