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Data Pubblicazione: 11/09/19
Pubblicato in: Aziende, Burocrazia
Scritto da: Monica Pieraccini
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

L’OSSERVATORIO nazionale Cna, lo scorso anno, individuava una media di 65 adempimenti e 25 sportelli a cui rivolgersi per aprire un’impresa, con una spesa che si avvicinava in qualche caso ai 20mila euro. Dati che possono scoraggiare gli aspiranti imprenditori. Ma allora aprire un’azienda è davvero un’impresa? Lo abbiamo chiesto a Leonardo Bassilichi, vicepresidente nazionale di Unioncamere e presidente della Camera di commercio di Firenze. «Fare impresa non è un gioco, non è semplice, non è niente di scontato. Ma non credo sia la burocrazia a renderlo complicato, e chi lo pensa non ha lo spirito giusto per aprire un’azienda». «La burocrazia – sottolinea Bassilichi – incide ma non va vista solo negativamente: rappresenta le regole del gioco alla base del fare impresa. Per un imprenditore la vera complessità è invece il mercato: bisogna saperlo leggere e anticipare».
UNA DIFFICOLTA’che l’aspirante imprenditore può superare anche affidandosi all’aiuto di consulenti esperti. «Le Camere di commercio accompagnano l’impresa durante tutto il ciclo di vita: dall’idea alla fondazione, dalla crescita alla sua evoluzione, alle fasi di difficoltà, fino alla chiusura», fa presente Bassilichi. Dal 15 agosto 2020 le Camere di commercio saranno delegate per legge a seguire le crisi di sovraindebitamento, prendendo in carico le aziende in difficoltà e, insieme a commissioni e professionisti, le orienteranno fino al rientro in bonis o alla definitiva chiusura. Nella fase di avvio di impresa, tramite le Camere di commercio, l’aspirante imprenditore può conoscere anche tutte le agevolazioni previste a livello europeo, nazionale, regionale e locale (ovvero a livello di Comune o enti camerali). «Ma, attenzione – avverte il vicepresidente nazionale di Unioncamere –, non si fa impresa perché ci sono i finanziamenti. Si parte prima di tutto da un’idea, supportata da tutti quei valori che l’imprenditore deve avere: coraggio, determinazione, volontà, costanza e risorse. Quindi si vanno a cercare facilitazioni e agevolazioni. Altrimenti l’impresa nasce male, condizionata e viziata». Quali caratteristiche deve avere un’impresa per avere successo? «Oggi funzionano prodotti e servizi che stanno sulla fascia alta della qualità. Che si tratti di commercio, artigianato, industria o agricoltura – sottolinea Bassilichi – se l’imprenditore sta sulla fascia alta ha mercato. Spesso questo spaventa, perché significa investire e rischiare di più. Ma a mio avviso è il modo per stare sul mercato con successo. L’importante, però, dopo aver costruito un business plan di fascia alta, è di non scendere mai di livello». A guardare non è solo il mercato domestico, ma quello internazionale. «Infatti, oltre ad essere di qualità, il prodotto deve essere interessante per altri mercati. Deve essere esportabile, visto che, in un momento di incertezza come quello attuale, l’export continua ad andare fortissimo». Un tema imprescindibile per chi si avvia ad aprire un’impresa è, infine, l’innovazione. «Non siamo a Seattle, però. Il digitale non deve essere un fine, ma un mezzo. Le imprese che nascono sul nostro territorio – conclude Bassilichi – devono necessariamente essere fondate sul digitale, ma è bene non farsi inebriare da ciò che, a lungo termine, è un vantaggio se trattato come uno strumento».

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