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Data Pubblicazione: 12/07/19
Pubblicato in: Sindacati
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Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

«CREDO CHE oggi non si possa più tacere rispetto ai troppi commenti senza senso di alcuni esponenti del sindacato Si Cobas letti negli ultimi giorni, in particolare su quanto farebbero o non avrebbero fatto gli altri sindacati confederali in merito al problema dell’illegalità nel nostro distretto lavorativo». E’ diretto Mirko Zacchei, segretario generale di Femca Cisl Firenze e Prato riguardo allo stato di agitazione dei lavoratori pachistani che, affiancati da Si Cobas, stanno denunciando uno stato di sfruttamento da parte dei loro datori di lavoro. «La categoria sindacale che rappresento, e quelle di Cgil e Uil, ha gestito e gestisce centinaia di situazioni lavorative a Prato e Provincia, senza per questo permettersi di ricordare a nessuno di non aver mai fatto alcunchè – spiega Zacchei – . Le prese di posizioni a noi non interessano e non ci servono: questo perchè il rispetto dei lavoratori, quello vero, passa anche e soprattutto attraverso il rispetto di altri sindacati, seppur minori come quello in questione». Zacchei ricorda che sul tema dell’illegalità, da anni, «oltre alle lotte abbiamo fatto di tutto, non ultimo un protocollo insieme a tutte le forze sociali del territorio ed una specifica richiesta al governo di intervento – aggiunge -. Se qualcuno fa finta di non saperlo è grave, se non lo sa probabilmente dovrebbe prepararsi di più prima di provare a rappresentare i bisogni delle persone». E il segretario generale di Femca Cisl rilancia la palla: «La soluzione al problema dell’illegalità del distretto è complessa ed è più in mano agli organi ispettivi e di controllo che ai sindacati. Ma sia chiaro: questa non è mai stata una scusa per non voler fare o distruggere quanto fatto. Anche perchè dividere chi cerca di unire o creare contrapposizioni dove si devono creare ponti aiuta soltanto una categoria: gli imprenditori disonesti». L’augurio di Zacchei è che «chi difende i lavoratori riesca nella tutela di chi a loro si è rivolto». E finisce con una stoccata: «I sindacati non si giudicano in base al grado di caos sociale messo in campo e raccontato (che, di solito, è sulle spalle dei lavoratori) ma sulla strategia e, in verità, soprattutto sui risultati per lavoratori e lavoratrici».

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