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Data Pubblicazione: 14/08/19
Pubblicato in: Tecnologia
Scritto da: Gian Carlo Blangiardo, Presidente Istat
Pubblicato su: IL SOLE 24 ORE

La digitalizzazione è sicuramente un aspetto rilevante perla competitività delleimprese, soprattutto in un contesto globale. Nel nostro Paese, a causa dalla prevalenza di unità di piccola dimensione anche nell’industria, le tecnologie digitali, per essere pervasive, devono essere accessibili a unità economiche che sono relativamente poco complesse dal punto di vista organizzativo e con disponibilità limitate di risorse economiche e manageriali. Le analisi sviluppate dall’Istat mostrano che due terzi delle imprese italiane sono classificabili come “indifferenti” alla digitalizzazione dei processi produttivi, ritenendo l’Ict poco rilevante ai fini della propria attività. Viceversa, sono molto poche (solo il 3%) quelle che possiamo definire “digitali compiute” (alto capitale umano e fisico ealta digitalizzazione). Tra questi due profili estremi emergono ampi segmenti con un potenziale di digitalizzazione da stimolare; ad esempio, le imprese cosiddette “sensibili” (media digitalizzazione, medio-alto capitale) costituiscono un’area di interesse ai fini di una rapida accelerazione della transizione digitale, mentre altri profili, vincolati soprattutto da un basso livello di capitale, mostrano prospettive positive su un orizzonte temporale più ampio. Un altro aspetto è che il rendimento dell’Ict sembra dipendere in modo cruciale dall’investimento in atcet complementari, senza i quali i vantaggi dell’adozione di nuove tecnologierisultano compromessi; il riferimento èallaridefinizione dei processi organizzativi nell’impresa e alla qualità del capitale umano impiegato. Alla propensione delle impreseverso la digitalizzazione dei processi produttivi concorronovari fattori di stimolo, endogeni ed esogeni al mercato. Tra quelli avvertiti come più rilevanti per l’attività aziendale nel biennio 2017-2018 figurano agevolazioni, finanziamenti e incentivi fisrali; seguonoinfrasáutture, connessioni in banda ultra larga e, con percentuali più contenute, un’autonoma strategia di digitalizzazione dell’impresa, inserimento osviluppo di nuove competenze digitali e una maggiore capacità della pubblica amministrazione di promuovere iniziativedigitali Nel caso delle aziende di grandi dimensioni, assumono rilievo anche elementi “interni”: l’esigenza di definire una strategia digitale e la necessità di assicurare che il personale abbia le competenze necessarie a gestire il processo di digitalizzazione. Data la rilevanza del tema per lo sviluppo del Paese, l’Istat ha deciso di investire nell’approfondimento della misurazione delle dotazioni e dei comportamenti delle imprese in questo campo, utilizzando il Censimento permanente delle imprese, avviato a maggio eora in esecuzione. La rilevazione riguarda un ampio campione di imprese (28omila) e, per quanto riguarda la misurazione della transizione digitale, adotta un approccio inedito che focalizza l’attenzione su innovazione, digitalizzazione, piattaforme digitali, competenze digitali Particolare interesse è posto sulle competenze digitali (livello attuale eda raggiungere), sugli effettidella digitalizzazione per competenze, mansioni e qualifiche, sulle strategie del personale conseguenti all’adozione di tecnologie digitali. Il tema della propensione alla trasformazione digitale è rilevante e strategico perla mescita, tenuto conto che proprio la scarsa diffusione delle tecnologie dell’informazione e comunicazione è stata spesso indicata come una delle cause della modesta dinamica della produttività osservata negli ultimi due decenni nel sistema economico italiano.

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