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Data Pubblicazione: 09/02/19
Pubblicato in: Economia
Scritto da: Antonio Troise
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

DIVENTANO più forti i venti della recessione. E aumenta la paura sui mercati. Dopo le previsioni al ribasso del Fondo monetario internazionale e quelle dell’Unione Europa, l’ennesima gelata sulle aspettative del 2019 arriva dall’Istat. L’Azienda Italia, infatti, continua a rallentare il passo. A dicembre la produzione industriale è calata dello 0,8% rispetto al mese precedente e ha perso il 5,5% se confrontata con lo stesso periodo dell’anno scorso. Un record negativo che non si vedeva dal 2012. Certo, il saldo a fine 2018 resta positivo, con un incremento dello 0,8%. Ma non c’è da stare allegri. Anche perché a far suonare più di un campanello di allarme c’è un altro indice dell’Istat, l’indicatore che anticipa il trend dell’economia italiana: a gennaio ha registrato una marcata flessione, prospettando «serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività economica».
C’È INSOMMA, un diffuso crollo della «fiducia delle imprese un po’ in tutti i settori economici», spiega l’Istat. In controtendenza solo le imprese delle costruzioni. «In particolare, nel manifatturiero, l’indice – si legge nella nota dell’Istat – è stato condizionato dal peggioramento dei giudizi sul livello degli ordini e della domanda insieme a un aumento del saldo relativo alle scorte di magazzino». Qualche leggera pennellata di rosa c’è solo sul fronte del lavoro, con un lieve miglioramento dei livello del tasso di disoccupazione. In compenso, i prezzi tornano a diminuire, condizionati soprattutto dai ribassi dei costi energetici. Mentre, dopo due flessioni consecutive, c’è un piccolo aumento dell’indice di fiducia dei consumatori. A complicare il quadro anche le notizie che arrivano dai mercati, con lo spread che è tornato a sfiorare i 300 punti anche dopo i rumors sulla ipotetica decisione della Bce di non rinnovare il piano di finanziamenti agevolati alle banche. Un fatto è certo: il dato di dicembre avrà un effetto di trascinamento anche nella prima parte dell’anno.A vedere nero anche il Centro europa ricerche, uno dei tre organismi di previsione che fanno parte del panel dell’Ufficio parlamentare di Bilancio. Che, alla luce del dato Istat sulla produzione industriale ha rivisto al ribasso anche il primo trimestre del 2019, con una variazione negativa dello 0,3%.
IN TERMINI congiunturali si registrerebbe una contrazione dello 0,1%, la terza consecutiva. Scenari che preoccupano il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia, che lancia l’allarme e chiede al governo d’intervenire subito. «Gennaio sarà pari a dicembre – spiega – pertanto è necessario prendere atto del rallentamento dell’economia e cominciare a costruire, con senso comune di responsabilità, dei provvedimenti che non vadano a inficiare il deficit e, quindi, ad aumentare il debito pubblico del Paese, ma che possano contribuire a evitare un ulteriore rallentamento». Boccia, in particolare, chiede all’esecutivo di accelerare sul fronte delle opere pubbliche: «L’apertura di quei famosi cantieri sopra i cento milioni di euro comporterebbe nel triennio la crescita di un punto di Pil».

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