Seleziona una pagina
Data Pubblicazione: 10/02/19
Pubblicato in: Manifestazioni, Sindacati
Scritto da: Lorenzo Tazzari
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

ROMA – INDUSTRIALI e lavoratori reggono lo stesso striscione: ‘Sì al gas naturale italiano’. Nel corteo promosso da Cgil, Cisl e Uil che muove verso il palco allestito in piazza San Giovanni per la chiusura della manifestazione nazionale dedicata al lavoro, spiccano almeno duemila caschi gialli, quelli dei lavoratori del settore oil&gas. Arrivano da Emilia Romagna, marche, Abruzzo, Basilicata, Sicilia. Un emendamento contenuto nel recente dl Semplificazioni blocca per 18-24 mesi il comparto e per loro c’è lo spettro disoccupazione. Per il settore, che vede nel distretto di Ravenna la punta di diamante perché è al largo delle coste del centro e alto Adriatico che si estrae il 50% del gas naturale italiano, «sarebbe la fine, per questo siamo tutti insieme. siamo tutti preoccupati allo stesso modo» dice Ermanno Bellettini, responsabile delle risorse umane della Rosetti Marino. LUI, insieme ad altri imprenditori e top manager rappresenta la folta delegazione di Confindustria Romagna che regge il lungo striscione pro gas naturale partito da Ravenna nella notte insieme a 12 pullman, minibus e corteo di auto. Mentre sul palco il segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini ammonisce «Il governo ci ascolti», non sono meno decise le parole confindustriali quando spiegano perché sono accanto ai sindacati. «Se non c’è crescita non c’è lavoro, e se soffrono i lavoratori soffrono anche le imprese. Siamo insieme, siamo tutti preoccupati» aggiunge infatti Bellettini. E sul nodo oil&gas: «Non capiamo perché c’è un accanimento puramente demagogico contro questo settore». Cesario Mondelli, altro top manager del comparto, attacca. «Qui stiamo difendendo il futuro, che è di tutti. Vogliamo tutti assieme, aziende e dipendenti, una strategia energetica nazionale basata su dati scientifici e non su basi demagogiche. Se non passa questo principio, chiudiamo tutti, ma l’intero Paese sarà più povero e importerà tutto il gas dall’estero». Imprenditori, sindacati, amministratori pubblici sfilano con un lungo striscione firmato dal Roca, l’associazione ravennate dei contrattisti offshore, che detta una linea precisa, ma il governo non intende seguirla: «Investiamo nel gas naturale italiano, meno inquinamento, meno spesa e più lavoro. Sì al gas naturale italiano». Il sindacalista con il megafono che guida il corteo dei caschi gialli prende ispirazione e invita a un coro da stadio ‘Siamo noi, siamo noi, il gas italiano siamo noi’ prendendo applausi da tutte le prime file. DIFFICILE dare cifre esatte sui manifestanti in piazza San Giovanni in rappresentanza di tutte le categorie economiche e sociali. La capienza della piazza è attorno alle 300mila persone. Qualche altro sindacalista definisce la manifestazione «la più riuscita degli ultimi 10 anni». I sindacati concentrano le critiche al governo Conte su alcuni punti chiave: mancano gli investimenti, il reddito di cittadinanza così pensato non va bene e serve sbloccare subito le grandi opere per aiutare la ripresa dell’occupazione. Per Landini, leader della Cgil «a chi governa questo Paese e va a incontrare chi protesta in altri Paesi diciamo che se hanno un briciolo di intelligenza ascoltino questa piazza e aprano il confronto: noi siamo il cambiamento». Dalla Cisl Annamaria Furlan evidenzia come l’unica cosa che cresce in Italia sia lo spread; per questo motivo sferza anche lei il governo, perché «esca dalla realtà virtuale e si cali nel mondo reale, del lavoro». Chiude Barbagallo con un grido d’allarme sulle grandi opere «da far partire visto che il Paese si sta sbriciolando. Non serve un cambiamento in negativo».

Print Friendly, PDF & Email


TORNA ALLA RASSEGNA STAMPA

Print Friendly, PDF & Email