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Data Pubblicazione: 07/11/19
Pubblicato in: Infrastrutture
Scritto da: Giorgio Santilli
Pubblicato su: IL SOLE 24 ORE

Stanziamenti di fondi per infrastrutture che si gonfiano negli anni, ma risorse di cassa e spese effettive che non decollano. È, ancora una volta, la fotografia che viene fuori dalla legge di bilancio che stanzia 63,6 miliardi di nuovi fondi perle infrastrutture (fino al 2034), di cui 9,8 miliardi nel triennio 2020-22, ma produce in termini finanziari di spesa effettiva solo 419,7 miliardi nel 2020, cui si dovrebbero aggiungere 1,1 miliardi nel 20212 e 2,7 miliardi nel 2022. A scattare l’ennesima fotografia di un settore “vorrei ma non posso”, che mette in cascina risorse per il futuro senza riuscire ad accelerare in modo significativo quelle disponibili oggi, è il centro studi dell’Ance con un certosino lavoro di monitoraggio delle voci di finanziamento presenti nella legge di bilancio 2020. «In termini di effetti finanziari – dice la nota dell’associazione – ovvero di risorse effettivamente impiegate per investimenti, le misure previste nel disegno di legge di bilancio 2020 produrranno maggiori investimenti (in stati di avanzamento lavori) per circa 4,2 miliardi di euro nel triennio 2020-22 di cui 420 milioni nel 2020». Le stime sulla spinta della legge di bilancio per il rilancio degli investimenti – notano i costruttori con preoccupazione – «appaiono ridimensionate rispetto alle previsioni contenute nel Documento programmatico di bilancio 2020. Risultano infatti ridotte del 40% nel 2020 (420 milioni contro i 691 milioni previsti) rispetto agli annunci e tagliate di quasi il 22% nel 2021. Ciò senza contare lo spostamento in avanti delle risorse previste per Anas e ltfi». Una riprogrammazione, quella perle due società del gruppo Fs, che vale rispettivamente 200 e 400 milioni, spostati in avanti e ripartiti tra il 2021 e il 2022, «a testimonianza – chiosa la nota Ance – dei ritardi nella realizzazione dei programmi dei due enti». Da qui deriva una valutazione finale tranchante: «L’Ance intravede il rischio che, analogamente a quanto accaduto lo scorso anno, la manovra possa avere un impatto negativo sugli investimenti in conto capitale». Severo il giudizio del presidente di Ance, Gabriele Buia «Ancora una volta – dice – tra annunci e realtà si rischia di avere un gap che l’Italia non può più permettersi I dati della legge di bilancio confermano ancora una volta che stanziare risorse è ormai pressoché inutile se non c’è un impegno concreto da parte della politica a intervenire con misure immediate e mirate per accelerare i meccanismi di spesa e riavviare la macchina amministrativa che è praticamente ferma in tutto il Paese». Fra i provvedimenti che aspettano di essere attuati c’è lo sblocca cantieri, che prevede, fra l’altro, la nomina di commissari proprio per accelerare le procedure approvative e autorizzative, come successo per esempio sulla ferrovia ad alta velocità Napoli-Bari Per ora, però, anche su questo versante nulla si muove e anche dove la partita del commissario sembrava conclusa, come sul terzo valico sul mondo di Genova, non c’è ancora un riscontro ufficiale. «Sappiamo – dice ancora Buia – che le risorse sono poche e che i margini di manovra del Governo sono minimi ma bisogna fare delle scelte nette, diciamo no alla politica degli spiccioli. Se si vuole tornare a crescere – continua il presidente dell’Ance – occorre spendere realmente le risorse disponibili in cantieri per infrastrutture e città e la messa in sicurezza dei territori. Tutto il resto è spesa improduttiva, che non dà alcun impulso effettivo alla crescita». Unica nota positiva nel Rapporto dell’Ance sulla legge di bilancio, la ripresa degli investimenti locali, anche se Ance considera eccessivamente ottimistica la ripresa indicata nel Def di +7,7%, prodotto quasi esclusivamente proprio dalla ripresa locale. Forte apprezzamento comunque l’Ance esprime per il rifinanziamento, allargato a tutti i comuni, del «piano spagnolo», altresì chiamato «norma Fraccaro»: quel trasferimento di risorse ai comuni, 500 miliardi annui, perché li spendano rapidamente saltando iter progettuali e di gara. Anche qui un rammarico: «Le risorse previste appaiono assolutamente sottodimensionate e non sufficienti a sostenere i segnali di ripresa dei livelli di investimento degli enti locali».

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