Seleziona una pagina
Data Pubblicazione: 11/01/19
Pubblicato in: Sociale
Scritto da: Stefano De Biase
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

DODICI giornate di squalifica «per avere rivolto ad un avversario una frase di discriminazione razziale e avere pronunciato un’espressione irriguardosa all’arbitro al momento della notifica dell’espulsione». In tempi in cui il dibattito su calcio e razzismo sta raggiungendo il suo apice, è questa la stangata comminata dal giudice sportivo a un calciatore dei Giovanissimi regionali di una squadra della provincia pratese. L’episodio riguarda una partita fra ragazzi under 15, disputata sul campo di una squadra della Lucchesia. E sembra confermare l’allarme lanciato ieri sul nostro giornale dai dirigenti del Mezzana, che parlano di ripetuti episodi di razzismo nei campionati giovanili.
TUTTO succede alla fine del primo tempo, quando un ragazzo di colore dei padroni di casa resta a terra per infortunio e l’arbitro decide di interrompere il gioco (il pallone era in possesso della squadra pratese). Si riparte con un calcio di punizione a due, ma lo stesso baby calciatore invece di restituire il pallone agli avversari prova a fare gol. Da qui gli animi si accendono e un ragazzo della squadra pratese pronuncia una frase razzista che ha a che fare con il colore della pelle del rivale. Inevitabile la decisione dell’arbitro: rosso diretto e doccia anticipata. Nel referto il direttore di gara parla espressamente di «frase di discriminazione razziale» e il giudice sportivo usa di conseguenza il pugno duro: 12 giornate di squalifica. «Personalmente e come società – spiega l’allenatore della squadra pratese – siamo contro ogni espressione razzista e siamo i primi ad ammettere che il nostro ragazzo ha sbagliato a pronunciare una simile frase. In questo caso però non siamo di fronte a un episodio di discriminazione basato sul colore della pelle, bensì a un momento di rabbia scatenato dalla mancanza di fair play da parte di un avversario. Il tentativo di fare gol in modo irregolare da parte dei nostri avversari ha suscitato nel nostro calciatore una situazione di tensione che l’ha portato a sbagliare. Ma il colore della pelle non c’entra nulla. Avrebbe pronunciato una frase offensiva anche se di fronte ci fosse stato un avversario italiano». Con queste motivazioni e cercando di fare cadere l’aggravante del razzismo contestata dall’arbitro, la società ha presentato ricorso contro la squalifica. Ma la corte d’appello sportiva territoriale ha confermato la maxi sanzione, non concedendo alcun tipo di sconto. Linea dura, dunque. «Noi abbiamo in squadra tre ragazzi di colore che sono perfettamente integrati con tutto il resto del gruppo – prosegue l’allenatore – Il razzismo non ha niente a che fare con la nostra squadra. E spiace che venga punito così severamente un ragazzo buono, che ha commesso un errore in un momento di rabbia e foga agonistica».
IL TECNICO racconta inoltre che c’è stato un chiarimento nei giorni successivi alla partita fra i due calciatori. «Devo dire di più: il ragazzo di colore si è scusato col nostro tesserato per avere tentato di fare gol in modo scorretto. E il nostro tesserato, a sua volta, ha chiesto scusa per l’offesa pronunciata. Purtroppo il giudice sportivo non ha voluto tenere in alcun conto di questi particolari. E adesso la stagione per il nostro ragazzo è di fatto finita con un paio di mesi d’anticipo».

Print Friendly, PDF & Email


TORNA ALLA RASSEGNA STAMPA

Print Friendly, PDF & Email