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Data Pubblicazione: 05/07/19
Scritto da: Giovanni Rossi
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

IN LIMOUSINE tra Vaticano, Quirinale, Palazzo Chigi e Villa Madama. La visita italiana di Vladimir Putin in una Capitale calda, solare ed eccezionalmente ripulita si snoda lungo traiettorie di bellezza e diplomatica convenzione. Il ritardo nello sbarco aereo – un’abitudine del presidente russo – condiziona l’intera giornata. E così tutto il programma slitta secondo il fuso di Mosca ma senza turbare le sequenze protocollari. Al tempo liquido dei mutamenti globali, dei sovranismi politici, dei conflitti regionali irrisolti, l’importante è tenere aperti i canali. Italia e Russia lo fanno, conscie delle reciproche differenze come dei reciproci interessi. E il Vaticano fa scuola. Nella sua terza visita a Papa Francesco, lo Zar parla e ascolta. «Grazie! Conversazione sostanziosa e interessante», dice il leader del Cremlino al termine del colloquio privato nella Biblioteca apostolica. Parole chiave: «Ucraina-Siria-Venezuela». Il Papa consegna a Putin il Messaggio per la pace di quest’anno, dicendogli «l’ho firmato per lei», ma la vera gemma è il protocollo d’intesa che intensifica la collaborazione dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù con il ministero della Sanità russo. Il leader del Cremlino risponde con l’anteprima de Il peccato di Michelangelo, l’ultima cinefatica di Andrej Koncalovskij, e la accompagna con una icona di Santi Pietro e Paolo. «Noi li festeggiamo il 12 luglio», ricorda lo Zar, ma di inviti a Mosca neanche a parlarne: il Patriarcato ortodosso non è pronto, fanno sapere i russi per via diplomatica.
AL QUIRINALE la sontuosa ospitalità del presidente Sergio Mattarella – tra picchetti d’onore, inni nazionali e colazione di lavoro nella Sala del Bronzino – è preceduta dalla pubblica protesta delle dirigenti radicali Silvja Manzi e Antonella Soldo che dispiegano la bandiera dell’Unione europea e mostrano la scritta sulle gambe Dictators are not welcome in Europe – I dittatori non sono benvenuti in Europa – cui la polizia reagisce con fermo, identificazione, perquisizione delle manifestanti, «in dissenso con le politiche del presidente russo che affascinano sempre più membri del nostro governo e delle istituzioni». Una lunga scia di innamoramenti, da Silvio Berlusconi (che infatti si prenota a Fiumicino per un saluto alla vecchia fiamma), allo stesso Matteo Salvini e a Luigi Di Maio, i due vicepremier, entrambi un po’ russi e un po’ americani. Ma sul gasdotto Tap la posizione di Mosca è perfettamente opposta a quella degli Usa e prima o poi il governo dovrà schierarsi. Quirinale e Cremlino seminano ottimismo: i rapporti bilaterali tra Italia e Russia restano solidi, e questo nonostante il raffreddamento delle relazioni tra la Federazione russa e l’Occidente dovuta alle diverse visioni sul Donbass.
A PALAZZO Chigi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte certifica gli sforzi diplomatici in corso. «L’Italia lavora perché migliori lo stato dei rapporti fra la Ue e la Russia, anche perché lo status quo non fa bene né alla Russia né all’Europa né all’Italia stessa, che potrebbe incrementare le sue relazioni economiche e commerciali, un obiettivo cui siamo devoti». Putin ringrazia e snocciola le perdite italiane: «Nel 2018 l’interscambio è stato di 27 miliardi di dollari. Nel 2013 era di 54 miliardi». Sintonie emergono sul Venezuela che merita «elezioni libere e democratiche». Poi Conte ricorda all’Europa (e agli Usa) che il dossier missilistico e la crisi ucraina hanno il vettore «essenziale» nel «dialogo con la Russia». E da Roma anche Putin manda un messaggio a Donald Trump: il mancato accordo tra Cina e Stati Uniti per risolvere la guerra commerciale sarebbe «un male per tutti».

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