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Data Pubblicazione: 30/05/19
Pubblicato in: Illegalità
Scritto da: Sara Bessi
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

«DA TRENTA anni vivo a Prato e da 13 gestisco la tintoria ‘Fada’. Voglio bene a questa città e a questo Paese. Nessuno dei lavoratori pachistani della mia azienda si era venuto a lamentare prima d’ora. Scioperare è un diritto, lo so, ed è per questo che l’altro giorno ho chiesto ai manifestanti di spostarsi dall’ingresso della fabbrica per fare passare clienti e fornitori. Nessuno però mi è stato ad ascoltare e così io mi sono inginocchiato con un cartello di protesta in mano contro la prepotenza di queste persone». A parlare con accento pratese Yu Zhang detto Franco, 35 anni, titolare della tintoria Fada di via Gello 19, dove da martedì sono in sciopero numerosi dipendenti di nazionalità pachistana che accusano la proprietà di essere sfruttati con contratti da quattro ore a fronte di 12 ore di lavoro al giorno, sette giorni su sette, senza il riconoscimento di ferie e malattia. Lo stato di agitazione è sostenuto dai sindacalisti Si Cobas Luca Toscano e Sarah Caudiero, già protagonisti di una vertenza nella vicina tintoria «DL», finita con il riconsocimento dei diritti dei lavoratori e la regolarizzazione dei contratti. Franco Zhang, che ieri pomeriggio si è presentato in questura per sporgere denuncia-querela, si difende: «Io con gli altri sindacati ho già lavorato e non ho mai avuto vertenze. Pago i dipendenti dal momento in cui lavorano, ma non posso considerare ore di lavoro quando pregano, mangiano o fanno la doccia in azienda. Ho dipendenti stranieri, cinesi, rumeni, pachistanti e anche dodici italiani. I dipendenti hanno contratti diversi di quattro, sei e otto ore a seconda delle esigenze dell’azienda. Tutto varia in base alle richieste di mercato. In particolar modo i dipendenti pachistani fanno la doccia nella mia ditta, usufruiscono dello spazio mensa, portandosi il cibo da casa, per una questione di risparmio. Hanno buste paghe regolari. A loro ho sempre pagato tutto, tredicesima e liquidazione ferie, anche le malattie». Rispedite al mittente tutte le proteste. «Uno dei miei dipendenti è stato in malattia per sei mesi e io ho sempre pagato tutto. Ieri, di fronte alla prepotenza dei sindacalisti, sono uscito fuori dalla ditta con un cartello in mano e mi sono inginocchiato per una questione di principio perché ero esasperato e nessuno mi ascoltava. Chiedo un aiuto alle istituzioni. In questa fabbrica ho speso tutta la mia vita e non mi metterò al tavolo con i Si Cobas, che senza avvertire hanno fermato la produzione della mia azienda».
IERI la protesta dei lavoratori – 35 di nazionalità pachistana sono iscritti al Si Cobas – è proseguita davanti all’ingresso di via Gello della tintoria «Fada». Al loro fianco il sindacalisti Toscano e Caudiero, raggiunti nei giorni scorsi dal foglio di via obbligatorio firmato dal questore di Prato. In mattinata gli operai della tintoria e di «Grucce creation» (anche questa azienda a conduzione cinese) si sono ritrovati in piazza del Comune per ribadire lo stato di sfruttamento in cui si trovano. «Abbiamo contratti di 4 ore, ma in realtà ne lavoriamo 12, siamo trattati come animali, senza che ci vengano riconosciute ferie e malattia. Vogliamo contratti regolari e il rispetto dei nostri diritti», dicono. Alcuni di loro raccontano quali sono le condizioni di lavoro. «Nell’azienda di grucce, per esempio, non abbiamo protezioni né per gli occhi né per le mani: se uno si ammala i soldi vengono ritirati dalla busta paga». «Questi lavoratori sono in ginocchio da anni – afferma il sindacalista Toscano – E ora, dopo le esperienze di altre persone sfruttate, si ribellano e chiedono il rispetto delle regole».

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