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Data Pubblicazione: 09/02/19
Pubblicato in: Giustizia
Scritto da: Paolo Nencioni
Pubblicato su: IL TIRRENO CRONACA PRATO

«Sì, è vero, forse sono stata un po’ severa coi bambini, ma è perché in Cina ci hanno educato in questa maniera». Così si è giustificata davanti al giudice per le indagini preliminari Zheng Moli, la maestra cinese di 38 anni messa agli arresti domiciliari lo scorso 31 gennaio insieme alla collega Hong Pingping di 26 anni con l’accusa di maltrattamenti nei confronti dei bambini che frequentano l’asilo cinese dell’associazione Marco Polo in via Toscana.Le due maestre, difese rispettivamente dagli avvocati Sabrina Serroni e Antonino Denaro, sono comparse ieri davanti al gip Francesca Scarlatti per l’interrogatorio di garanzia. Hong Pingping, la più giovane, ha manifestato la volontà di rispondere ma poi durante l’interrogatorio ci ha ripensato e si è avvalsa della facoltà di rimanere in silenzio. Diversa la scelta della collega Zheng, che con l’aiuto di un interprete (perché non parla una parola di italiano) ha risposto alle domande del giudice e ha sostenuto di non aver fatto nulla di male. A sostegno delle sue affermazioni, la maestra ha prodotto una serie di foto che la ritraggono in atteggiamenti affettuosi coi bambini dell’asilo, compresi quelli che secondo le indagini della squadra mobile sono stati oggetto di maltrattamenti.«Sì, ho usato le bacchette sulle mani dei bambini – ha detto – ma mai con violenza. Lo faccio quando i bambini compiono le marachelle. Se due di loro litigano, li bacchetto entrambi per far loro capire che bisogna comportarsi diversamente. E se un bambino cade a terra, anche se l’ho strattonato io, deve essere lui a rialzarsi. A casa i genitori possono essere anche dolci coi bambini, a scuola noi dobbiamo essere severe».Zheng Moli poi è entrata anche nel merito delle accuse, contestando l’attribuzione di specifici episodi. Intanto ha detto di essere entrata in servizio nell’asilo di via Toscana solo il 10 dicembre e di non aver mai incontrato la collega dalla cui segnalazione è partita l’indagine della squadra mobile. Quando la collega parla di due maestre che negli ultimi mesi hanno alzato le mani sui bambini non può parlare di me, sostiene Moli, perché io non c’ero. Per dare forza a questo ragionamento la maestra arrestata ha mostrato anche il messaggio di una chat coi genitori dei bambini, datato 8 dicembre, nel quale si presentava e proponeva di discutere insieme i metodi educativi.Zheng Moli non può negare di essere clandestina, ma giura di essere una maestra. Col suo avvocato ha concordato di produrre al giudice, appena sarà possibile, un diploma conseguito in Cina. Che probabilmente non ha valore in Italia, ma che dimostrerebbe quantomeno la sua buona fede.Ben diverso il quadro illustrato dagli inquirenti, che hanno parlato di 41 episodi di maltrattamenti registrati in un paio di settimane, trenta dei quali addebitabili alla Zheng e undici alla più giovane Hong.

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